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celine [ Noi non cambiamo mai! Né calzini, né padrone, né opinioni, oppure cambiamo troppo tardi, quando non ne vale più la pena ]
 


Blog dall'aggiornamento saltuario per avvenuta seconda paternità del titolare. 



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28 aprile 2003


Arriva don Montalbano

Luca Zingaretti, il celebre interprete del commissario Montalbano, ha iniziato a girare oggi a Bologna per il film di Ambrogio Lo Giudice "L'anello di gomma". Zingaretti interpreterà un prete di campagna. Nel film - tratto da una storia vera - anche Stefania Rocca.




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28 aprile 2003


Viene anche Massimo

(Dal Corriere della Sera)
Anche Massimo D’Alema ha accettato di presentare il libro che il leader no global Vittorio Agnoletto ha scritto per Laterza («Prima persone»). Già in occasione di un seminario della Fondazione Italianieuropei di fine marzo i due si erano incontrati e lo rifaranno il prossimo 6 maggio a Roma. Il tour letterario di Agnoletto proseguirà con altre due presentazioni: ma l’ok di Fausto Bertinotti e Sergio Cofferati era tutto sommato scontato




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26 aprile 2003


Berlusconi ringrazia Giscard

Piace al premier italiano la bozza presentata da Giscard d'Estaing, che vede un bureau composto da sei nazioni guida (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Polonia) che affiancherà il capo del Consiglio Europeo. L'articolo del Riformista




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24 aprile 2003


Gianni Riotta su Gino Strada

Dal suo forum Titanic, Gianni Riotta scrive a proposito di Gianni Minà e Gino Strada:
Cara Afdera sai il bene che ti voglio: si Minà non fa male a una mosca, ma Strada ha autorità morale, la espone e deve essere giudicato con severità maggiore no? Quando i Talebani fucilavano le donne a Kabul taceva. Quando hanno bombardato Kabul per sei settimane (leggi Ahmed Rashid, di certo non amico degli Usa) taceva. E quando gli han chesto di criticare Saddam Hussein ha detto bizzarramente "No". Essere un dignitoso volontario non vuol dire avere sempre ragione: il grande dottor Schweitzer curava i lebbrosi. era un bravo organista ma le sue idee sulle razze non erano sempre accettabile. Bravo il dottor Strada, discutiamo delle opinioni di Gino Strada: non si può dire?




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24 aprile 2003


Manfellotto al Tirreno, Bonsanti da De Benedetti

Il Velino informa:
Cambio al Tirreno, arriva Manfellotto (Bonsanti a Libertà e Giustizia). Per ridare vigore all'associazione debenedettiana Libertà e giustizia, è in arrivo da Livorno Sandra Bonsanti, che lascerà la direzione del Tirreno, quotidiano di punta della catena dei giornali locali che fanno capo al gruppo Espresso. La Bonsanti sarà sostituita alla guida della testata da Bruno Manfellotto, attuale direttore della Gazzetta di Mantova. (red)




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23 aprile 2003


Saddam in Russia

Secondo Megachip, il sito di Giulietto Chiesa, Saddam Hussein è fuggito in Russia. Con l'aiuto di chi? Degli americani, bien sur. Qui l'articolo




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21 aprile 2003


Love is the end of waiting

da Navi in bottiglia di Gabriele Romagnoli

Tutte le persone che hanno perduto qualcuno fanno, prima o poi, lo stesso sogno. Non lo raccontano mai. Neppure tra loro, quando si riconoscono. E' un'esperienza che non diventa patrimonio comune, resta una segreta speranza. Nel sogno, la persona si trova in un luogo sconosciuto, davanti a un paio di scarpe sfondate. Una voce senza volto dice: "Mettile, cammina fino alla fine del mondo e ti sarà dato rivederla/o". La persona sta per calzare le scarpe sfondate quando la voce aggiunge: "Nell'esatto momento in cui la/o rivedrai, non ti sarà più dato svegliarti". Eppure, quella persona non esita, si infila le scarpe sfondate e si avvia per una camminata infinita, con una allegria sconosciuta che il risveglio solo in parte cancella. Quel sogno diventa, nel tempo, un sogno ricorrente.

Non so spiegare perchè un sogno ricorrente sia diverso da quelli che accadono una volta sola. Il mio maestro, Bill Stimson, sapeva, ma non ha avuto tempo di insegnarmi. Nè so dire se questo sogno delle scarpe sfondate con cui arrivare alla fine del mondo, questo sogno del patto con la voce, sia una leggenda o una verità nascosta, delle tante che esistono e salvano dall'inutilità della storia. Io non lo so, non l'ho mai fatto il sogno. Io vengo a sedermi qui, notte dopo notte, nel mio deserto, nel tempo che non c'è. Aspetto. E se adesso racconto del sogno è perchè la vedo arrivare, in una nube di polvere e stanchezza. Dovrei sperare che, come ogni altra notte, si svegli, ma, adesso che la vedo vedermi, mi perdoni, so che non è mai stata così felice.

PAUSA PUBBLICITARIA: "Love - he says - is the end of waiting" "So is death", she said. Jad El Hage "The Last Migration", il libro più venduto a Beirut, pubblicatelo in Italia, fatevi questo piacere. 




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20 aprile 2003


Mieli e gli appelli antisemiti

Dalla Stanza di oggi:

"..fortunatamente non è questo un momento di esplosione di quel genere di appelli. Ma presto ne vedremo di nuovi, assai simili a quelli degli ultimi venti o trent’anni (..) e mi domando perché in molti ancora li firmino. (..) E’ vivo il senso che sia l’ebreo stesso a «scatenare» questo odio. Ed è forte il desiderio di fare qualcosa per non «scatenarlo» più. O, comunque, di meno.
Mesi fa, nelle settimane più incandescenti dell’intifada, si sono moltiplicati gli appelli dei cosiddetti «ebrei contro l’occupazione», cioè cittadini di religione ebraica (spesso soltanto di origini ebraiche) che in quanto tali si dissociano dalla politica di Ariel Sharon. Nello Stato americano del Michigan un gruppo di ebrei ha aderito, addirittura con uno specifico appello, ad una campagna per il boicottaggio di Israele. In Inghilterra è arrivato al Guardian uno di questi appelli in cui quarantacinque intellettuali israeliti proclamavano la loro rinuncia al diritto in omaggio al quale, per la «legge del ritorno», avrebbero potuto ottenere in qualsiasi momento residenza e cittadinanza israeliana (un diritto che dovrebbe offrire un rifugio agli ebrei di tutto il mondo colpiti dalle persecuzioni antisemite). La risposta da parte di Israele è che si tratta di «ebrei che odiano se stessi». Ma il rabbino Michael Lerner, direttore di Tikkun , ha dato una risposta diversa: «Nessuna meraviglia che molti ebrei si siano sentiti profondamente sconvolti dalla politica di Israele; da una parte essi si rendono conto che tale politica sta portando a una spaventosa ondata di antisemitismo, dall’altra capiscono che questa non sta dando sicurezza a Israele ma al contrario sta creando nuove generazioni di futuri terroristi e convincendo il mondo che Israele ha perso la sua bussola morale».
Non è una novità, dicevo. Anche vent’anni fa, ai tempi dell’invasione del Libano, gli ebrei di sinistra si sentirono costretti a firmare appelli contro il premier israeliano in carica. Rosellina Balbi (come ho già ricordato nella risposta ad Arbasino) scrisse su Repubblica nel 1982: «Mi sbaglierò ma dietro questi manifesti contro Beghin firmati quasi esclusivamente da ebrei c’è anche il timore, conscio o inconscio, di venire accomunati nella condanna della politica di Israele; e dunque il bisogno di dissociarsene, di far sapere che non tutti gli ebrei sono "cattivi"». Vent’anni dopo, Riccardo Pacifici, a commento di alcuni manifesti firmati da ebrei che protestavano per la contestazione contro Vittorio Agnoletto a Portico d’Ottavia, il ghetto di Roma, ribadì: «E’ ignobile e pretestuoso da parte di alcuni signori firmarsi non come normali cittadini che esprimono una loro opinione, ma definendosi ebrei solo perché vantano cognomi e nonni ebrei». E non è un particolare irrilevante che molti dei firmatari di quegli appelli, sottolineava Pacifici, «non sono iscritti alla comunità, anzi non sono nemmeno ebrei».
Quanto a me, l’ho scritto più volte: non mi piacciono i manifesti. Di nessun tipo. Per ciò che riguarda quelli in questione, approfitto della sua lettera e del fatto che questi sono tempi (relativamente) freddi, per suggerire maggiore prudenza a chi ha intenzione di firmarne qualcuno al prossimo surriscaldamento del conflitto tra Israele e palestinesi.




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20 aprile 2003


Fini e la droga

Signor direttore - Fini, lotta dura contro lo spinello: “Boia chi rolla!”.

Mattia Feltri




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18 aprile 2003


Un altro Nuovo Ordine

Wu Ming 3 e Wu Ming 4 hanno scritto un articolo per il settimanale Carta, ripreso on line da Carmilla. Per chi non lo sapesse i Wu Ming sono gli eredi di Luther Blisset, eccezionali romanzieri (Q, Havana Glam, 54 assolutamente dei capolavori), un po' meno come editorialisti. Questo l'incipit del loro articolo

Davanti all’orrore delle immagini dei bambini mutilati, davanti alle notizie dei saccheggi, regolamenti di conti strada per strada, linciaggi, marines che sparano sui bambini scambiandoli per kamikaze, davanti a tutto questo è quanto mai grottesco sentirsi dire che “la guerra è finita”. Vinta e finita.
Questo è soltanto l’assaggio dell’“afghanistanizzazione” dell’Irak. Ignoriamo (benché sia facile immaginarlo) quali potranno essere i costi umani e politici della gestione di questo “dopo” tanto sbandierato.




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18 aprile 2003


I blogger sono giornalisti

Se lo chiede Anna Masera per la Stampa web

Giornalisti? Interessanti? Se lo chiedono i «blogger» (traduzione per i non addetti ai lavori di «blog» che è la crasi di «web log»: «diario in Rete», in pratica un sito personale con aggiornamenti quotidiani, link e spazio per i messaggi dei lettori). O almeno: dei blogger italiani che si sono ritrovati per la prima volta in un incontro non virtuale ma «dal vivo», armati di portatile e collegamento Internet per la cronaca e i commenti in diretta, venerdì sera scorso alla Casa della Cultura di Milano. Tema di discussione: media, informazione, tecnologia e tutto quanto concerne la «blogosfera». Il fenomeno dei blog ha una popolarità incredibile, su Internet, nonostante il momento difficile per la Net Economy: nel mondo ce ne sono più di un milione, in Italia le stime vanno dai 4 ai 10 mila diari online. Sono strumenti editoriali che permettono una facile pubblicazione, divisi in due grandi filoni: uno individualista, autobiografico, «firmato» da un solo autore; l’altro comunitario, politicamente o eticamente impegnato, teso verso la controinformazione oppure verso la diffusione di contenuti culturali




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18 aprile 2003


Lamer contro islam

Preso da Punto Informatico

18/04/03 - News - Roma - Dotati di tool facilmente reperibili in rete e capaci di sfruttare le vulnerabilità dei software più diffusi e magari mal gestiti, orde di lamers hanno aggredito in queste settimane molti dei più gettonati siti in lingua araba, tentando incursioni sui server, sostituendo o "graffitando" home page e via dicendo.Stando ad un report della Reuters, i gestori di Islamonline.net, una delle più celebri destinazioni web per chi vuole approfondire le tematiche arabe e medio-orientali, non solo hanno subito nei giorni della guerra in Iraq un'ondata di visite senza precedenti ma hanno anche dovuto respingere tonnellate di attacchi, da innocue scansioni delle porte a veri e propri tentativi di incursione.

Il più celebre dei siti aggrediti, come si ricorderà, è stato di certo quello di AlJazeera, il sito della televisione araba che viene tradizionalmente seguita da molti milioni di persone nel mondo arabo. Un attacco di portata decisamente superiore a quelli registrati su altri siti.

Va detto che non tutti i siti arabi colpiti erano gestiti con sufficiente attenzione o capacità da resistere all'assalto di aggressori probabilmente di giovane età e probabilmente statunitensi, tanto che ve ne sono alcuni, come Arabia.com, che sono stati letteralmente cancellati dalla rete per alcuni giorni già poco dopo lo scoppio della guerra.

Sebbene la capacità di far addirittura scomparire alcuni siti dalla rete sia attribuibile più facilmente alla scarsa manutenzione dei siti stessi che alla capacità dei lamers che hanno compiuto le aggressioni, tenendo anche presente l'estrema prevedibilità di queste azioni, appare però evidente come appelli e strategie dell'FBI per scoraggiare i defacer americani dall'attaccare via internet siti arabi si siano rivelati fallimentari. Difficile infatti credere che la matrice degli attacchi non sia nella maggioranza dei casi a stelle e strisce.




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18 aprile 2003


Cuba e i panegirici di Oliver Stone 2

La rete tv americana via cavo Hbo ha deciso di cancellare dal palinsesto di maggio un documentario su Fidel Castro girato dal regista Oliver Stone. Il documentario intitolato "Comandante" è stato depennato dalla programmazione "alla luce dei recenti allarmanti eventi a Cuba" in materia di diritti umani.
(La Repubblica)




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18 aprile 2003


La forza dell'America

Fiorella Kostoris Padoa Schioppa per il Sole 24 Ore

a) le spese militari in rapporto al Pil non sono negli Usa particolarmente alte: con il loro 3% superano di poco quelle della Francia (2,7%), del Regno Unito (2,5%) e perfino dell’Italia (2%). Sono invece largamente superate dalle spese militari dichiarate non solo da paesi in guerra endemica come Israele (8,1%) ma anche da altri, in primo luogo dall’Arabia Saudita che dedica allo sforzo bellico risorse quattro volte e mezzo superiori a quelle americane (13,2%), seguita dall’Oman e dalla Giordania (10%), dal Kuwait (8,3%), dalla Siria (5,6%), dal Pakistan (4,4%). Dell’Iraq e dell’Afghanistan e della Corea del Nord non è dato sapere nulla, perché questi stati pur essendo membri Onu non offrono alcuna trasparenza statistica.

b) Per contro, le risorse pubbliche destinate alla cultura e al miglioramento del capitale umano, qui approssimate dalla quota del Pil allocata all’istruzione e alla salute, sono negli Usa elevate, nonostante che in questo paese, come noto, l’istruzione sia largamente privata e la sanità sia generalmente ritenuta debole. Le spese pubbliche per queste due voci raggiungono lo stesso livello del Regno Unito (11,2%), maggiore che in Italia (10,5%) ma inferiore che in Francia (13,3%), nei paesi scandinavi, Israele con il suo 13,6% svetta per questo apetto sugli altri paesi del Medio Oriente.

c) Se si misurasse quanto ogni paese valuta la forza delle armi rispetto alla forza della cultura e dello sviluppo civile attraverso la differenza tra la spesa militare e quella pubblica destinata all’istruzione e alla salute, emergerebbe che non gli Stati Uniti né i paesi europei vi credono, bensì in ordine decrescente, l’Arabia Saudita (dove alla guerra si dedica quasi il doppio di risorse che al capitale umano), l’Oman, il Pakistan, la Siria (con esborsi militari “solo” del 25% maggiori delle spese educative e sanitarie)




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18 aprile 2003


Bonino in Iraq: Severgnini vs Mieli

Su Italians, Beppe Severgnini, a proposito della candidatura di Emma Bonino per il dopoguerra in Iraq, scrive:

E' una persona onesta. Le par poco? Detto questo, non credo proprio che un'italiana possa governare l'Iraq, di questi tempi.




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18 aprile 2003


Le carte della sinistra

NON è stato un favore fatto a Berlusconi (e subito mal ripagato) il comportamento tenuto dai Ds a proposito della missione italiana in Iraq. E’ stato un gesto politico responsabile, compiuto innanzitutto in nome dell’interesse del popolo iracheno. Dopo una guerra sinceramente disapprovata, le cui conseguenze stanno comunque ridisegnando nuovi scenari, occorreva pronunciarsi e agire. Se si vuole fare politica estera.

Il vero problema adesso è come controllare da vicino il governo nella gestione dell’operazione irachena. Per evitare che sia un’impresa nazional-privata a fianco degli anglo-americani, ma diventi invece parte integrante di un’iniziativa che segue le direttive dell’Unione europea, in previsione del coinvolgimento Onu. Certo, non dipende dall’Italia soltanto. Ma vedremo se i due ministeri chiave (Esteri e Difesa) lavoreranno in modo coerente e rispondente alle attese del Parlamento. O se saranno invece subalterni agli umori del presidente del Consiglio.

Gian Enrico Rusconi, La Stampa




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17 aprile 2003


Bassolino e Cuba

Dopo aver letto l'autocritica di Ingrao su Cuba Bassolino si è indignato e ha annullato il viaggio sull'isola. Ma il fatto che i dissidenti di Fidel non se la passassero troppo bene, non era una notizia vecchia?




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17 aprile 2003


La protervia di Freeman

Anche Peter Freeman non accetta le critiche. La sacrosanta considerazione di Sebastiano Messina di rivedere il "corsivo" che recita per Ballarò, non è piaciuta affatto a Freeman, che ha scritto al blog di Sabelli Fioretti per lamentare una presunta "purga" (stalinista?).
Ecco il testo dell'intervento risentito di Freeman:
"Caro Csf, su "Repubblica" di oggi Sebastiano Messina da' la linea a "Ballaro'": disintossicare il "corsivo", mettere il silenziatore al sottoscritto e all'atroce Robeck. Detto e fatto. L'ultimo corsivo gli e' piaciuto un sacco: parlava male di Saddam, vivaddio. Gli altri, invece, ne parlavano bene (pare). Vabbe', io e Robeck ci becchiamo la purga, cosi' impariamo. E poiche' sono uno zelante, faccio piu' uno: mi disintossico da Messina. Lui ha il telecomando, io posso voltare pagina (di "Repubblica"). Ma poiche' nella vita conta anche quanti libri si e' letto e quanti film si e' visto, qui lo dico e qui lo nego: ridatemi Beniamino Placido."




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16 aprile 2003


Israeliani pacifisti

di Massimiliano Di Giorgio (Reuters)

Per una coppia di israeliani che 5 anni fa ha perso la figlia 13enne in un attentato suicida palestinese a Gerusalemme, "la sola via per influenzare gli eventi in Medio Oriente oggi è dall'esterno", e l'Europa deve intervenire sugli Usa e su Israele per impedire "che dei pazzi si uccidano tra loro" e perché vengano riconosciuti i diritti dei palestinesi.
Nurit Peled e Rami Elhanan sono in questi giorni a Roma insieme al figlio Yigal, di 11 anni. Nel ‘97, la figlia Smadar morì in un attentato suicida compiuto (..) a Gerusalemme ovest. Da allora, la coppia ha dato vita a una associazione che riunisce parenti israeliani e palestinesi per arrivare a una soluzione negoziata del conflitto. (..) "In questi casi, ci sono due strade (..) La prima scelta, quella naturale, è quella dell'odio, della rappresaglia. La maggior parte delle persone fa questa scelta. Noi abbiamo scelto l'altra via, quella di impedire che (..) possa accadere ancora". I due fanno parte dell'"Israeli-Palestinian Bereaved Families' Forum for Peace"(..)
"L'EUROPA NON FACCIA COME 60 ANNI FA" - La maggioranza dell'opinione pubblica in Israele non sembra però pensarla allo stesso modo. (..) "L'opinione pubblica israeliana cambia parere da un minuto all'altro", dice a Reuters Nurit Peled, docente di letterature comparate all'Università di Gerusalemme, e insignita nel dicembre 2001 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero dal Parlamento europeo. "L'idea di convincere prima l'opinione pubblica e poi il governo israeliano è sbagliata. No, bisogna che il mondo intervenga ora, direttamente, che l'Europa intervenga". (..) Ma in che modo l'Europa può intervenire (..) “Con i soldi, con la pressione politica", dice Elhanan. "Gli europei devono (..) intervenire su Israele, ma soprattutto sugli Usa" (..) "Mio padre è stato internato ad Auschwitz - continua Rami - non deve succedere quello che è accaduto 60 anni fa, quando l'Europa assistette senza fare nulla all'invio degli ebrei(..)". Ma l'Europa non deve intervenire anche sull'Autorità palestinese? "L'Autorità palestinese non esiste più... la Palestina non è più un attore della scena mediorientale”. “Israele ha perso la sua strada e non sa ritrovarla... Israele si sta suicidando - spiega l'uomo, che dice di provare per metà orgoglio e per metà vergogna di essere israeliano - La sola via per influenzare gli eventi in Medio Oriente è dall'esterno. La cosa più importante è che l'Europa e i governi del mondo libero non restino a guardare mentre dei pazzi si uccidono l'un l'altro".




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16 aprile 2003


Toni Negri, riflessioni sull'Impero

MILANO – Il mondo è dominato da un Impero. Transnazionale, privo di una precisa identità culturale, il motore della globalizzazione del Duemila è una macchina fatta di soldi e potere. Anche le guerre non presentano più uno scontro di forze opposte, ma sono ‘operazioni di polizia’ in cui il più forte (quasi sempre gli Usa) impone il proprio ordine sugli altri.

Sono alcune delle tesi di Impero, il libro di Toni Negri e Michael Hardt uscito in Italia lo scorso anno e divenuto un best-seller. Oggi Negri torna a riproporre le sue idee sulla situazione globale in Guide. Cinque lezioni su impero e dintorni . Nella raccolta, Negri rivisita alcuni concetti-chiave del suo ‘neo-marxismo’ (come quello – di matrice spinoziana - di ‘moltitudine’, categoria che avrebbe sostituito la nozione tradizionale di ‘popolo’) e approfondisce la riflessione sul significato del concetto di ‘democrazia’ nella situazione storica in cui viviamo.

 (Il Nuovo)




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