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celine [ Noi non cambiamo mai! Né calzini, né padrone, né opinioni, oppure cambiamo troppo tardi, quando non ne vale più la pena ]
 


Blog dall'aggiornamento saltuario per avvenuta seconda paternità del titolare. 



Ritagli di sport 


Racconto Fotografico


C'è del Bang&Olufsen in Danimarca

 


Ciao Cipe

 

 



The Right Nation
Walking Class

1972
Calimero
Carlo Menegante
Federalista
Guerre civili
I love America
Jim Momo
KrilliX
Regime Change

 


 





 

 


31 maggio 2003


Gianni Riotta e il cambio di direttore


Un giornalista, di solito, non commenta sule dimissioni del suo direttore e sulla nomina del suo nuovo direttore. Lo fa discutendo con i colleghi e le colleghe, ma non in pubblico. Questa l'etichetta, da me condivisa, fino a Internet. Adesso sarebbe ridicolo che voi mi chiediate di Sars e Iraq, d Berlusconi e Inter, di inflazione e vacanze e io vi risponda e poi zitto sulle vicende di casa nostra.
Saro' franco: credo che Ferruccio de Bortoli sia stato un direttore eccellente, per come ha tenuto la barra del Corriere in una direzione di intelligenza, modernita' e indipendente moderazione. Mi manchera' e se davvero va a Rizzoli Libri, come pare, buona ragione per continuare a pubblicare i miei libri con quella casa editrice. E' un uomo pacato e liberale, nel senso che apprezza le critiche e le opinioni diverse. Ed e' gentile nei toni, viru' rara nell'Italia 2003 ma forte nella sostanza.
Per come conosco da anni, e leggo, Stefano Folli, credo che chi si aspetti -come qualche giornale ha anticipato- radicali svolte sia precipitoso. Stefano ha studiato con Spadolini e ha il culto del Corriere come istituzione pungolo per la politica. Non lo vedo affatto svoltare dalla tradizione del nuovo Corriere che direttori diversi, da Stille a Mieli e De Bortoli, Cavallari e Ostellino, hanno, in modo diverso e con diverse personalita', onorato.
Cio' detto e' vero che la liberta' di informazione attraversa in Italia un delicato momento. La nostra tradizione e' gracile, i giornali sono da sempre vicini a gruppi di potere politico o economico e i giornalisti, nel senso anglosassone di cani da guardia dell'opinione pubblica critica (ricordate Habermas?), devono(dobbiamo) ancora maturare. A rendere le cose meno facili il conflitto di interessi del premier Silvio Berlusconi, che controllando tv, giornali e case editrici confonde il confine tra politica e informazione. Dalla Rai a Mediaset non sembra che la critica libera si rafforzi, sembra il contrario, rispetto ripeto a una tradizione non gia' brillante.
Ma ai lettori e alle lettrici del Corriere che scrivono preoccupati io dico di avere fiducia. Ferruccio de Bortoli lascia a Stefano Folli un giornale sano, forte e vivo. Io credo che il Corsera continuera' a battersi per restare il miglior giornale d'Italia per dare il suo contributo di riflessioni e commenti, perche' l'Italia si sviluppi in un paese maturo e responsabile. Vedete non c'e' trucco e non c'e' inganno nel nostro mestiere. Andiamo in edicola ogni giorno, il nostro lavoro e' al vostro esame. Se sbagliamo, e quando sbagliamo, voi ve ne accorgete. Resto ottimista, ma dateci una mano con la vostra attenzione e le vostre critiche perche' la ricchezza finale di un quotidiano non e' la sua storia, i suoi editori, la pubblicita', il direttore, i giornalisti, i tipografi: siete voi, lettrici e lettori. Siete voi il Corriere e la sua garanzia di liberta' e io ho fiducia in voi e nel nostro giornale.




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29 maggio 2003


Arriva la sveglia intelligente

L’Università di Uxbridge ha realizzato la prima sveglia intelligente. Si collega ad Internet e se verifica traffico intenso, anticipa il drin. (Il Nuovo)




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29 maggio 2003


Novità editoriali

di Massimiliano Di Giorgio, Reuters
Due storie nere, ambientate nel Sud, in cui compaiono i tentacoli di una mafia tanto rispettabile quanto crudele e dove l'unica fragile speranza resta affidata a una giovane donna. Sono quelle raccontate in due romanzi noir apparsi da poche settimane: "Vittima facile" di Luigi Bernardi e "La breve estate dei colchici" di Serge Quadruppani.
Bernardi, 49 anni, bolognese, di mestiere fa tante cose - critico, traduttore, editor, scrittore, giornalista – ed ha una passione per i fatti criminali. Sociologica, politica, letteraria certamente, ma non morbosa, da "Cronaca vera". (..) La storia è quella di un giovanissimo malvivente, Vincenzino, solo al mondo, abituato a vivere di espedienti, che non ha amici ma sottoposti, che aspira a entrare nel giro grande della criminalità attraverso un rapimento. Ma sbaglia tutto, perché sbaglia vittima e soprattutto perché non ha capito che la 'Ndrangheta non è più la Grande Famiglia, se mai lo è stata, ma una Grande azienda che non vuole eroi, ma executive.
Più articolata la narrazione di Quadruppani, 50 anni, scrittore e traduttore, in particolare di Andrea Camilleri e in passato di Valerio Evangelisti. Il protagonista è Simon, ex detenuto, uscito dalla galera dopo 17 anni per una rapina finita in tragedia, rapina che ha commesso coi suoi amici ventenni imbevuti di ideali rivoluzionari e anarchici, da cui si sente tradito. E di cui vuole vendicarsi ricorrendo all'aiuto di un boss della mala del sud-est francese.




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29 maggio 2003


Pronto, potrei parlare con Dio?

(preso da Pfaall) Avrete notato che nei film e telefilm americani i numeri telefonici cominciano tutti per «555»: a parte il 555-1212, che è l'equivalente del nostro 12, e ovviamente non si usa, si tratta di numeri che non esistono in nessuna località americana. In Bruce Almighty («Una settimana da dio») hanno pensato bene di usare un numero fuori standard, che comincia per 776. È il numero che Dio usa per comunicare con Bruce (Jim Carey). Ora, c'è sempre qualcuno che esce da un cinema e prova a fare i numeri che ha sentito citare nel film (mah!). E quelli che lo fanno nel North Carolina si trovano una bella sorpresa: gli risponde proprio Bruce. Non Jim Carey ma un Bruce vero. Pare che uno gli abbia chiesto di parlare con Dio e lui, senza scomporsi, gli ha risposto più o meno «si può fare, figliolo». Già, perché Bruce è un pastore protestante, e quello menzionato nel film è il numero della sua canonica. (associated press)




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28 maggio 2003


E' morta la figlia di Enzo Biagi

Anna Biagi, colpita da ictus, è morta questo pomeriggio a 47 anni.

Le condoglianze di Céline




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28 maggio 2003


La storia segreta delle Brigate Rosse

Su Dagospia ennesima intervista ad Alberto Franceschini e nuove rivelazioni sui grandi vecchi. Per appassionati. Link




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28 maggio 2003


Morte di Luciano Berio: il ricordo di Roberto Cotroneo

Ciao Maestro
E' morto Luciano Berio. Non lo vedevo da un paio d'anni. L'ultima volta nel suo ufficio, al conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Non ci ero mai stato, lui mi fece entrare, e con l'entusiasmo suo, che lo faceva sembrare un ragazzo che aderiva al mondo come nessun altro, mi indicò un grande pianoforte a coda in fondo alla stanza. Un pianoforte ottocentesco. "Questo devi vederlo", mi disse: "sai che era il pianoforte di Franz Listz? Ma non lo puoi suonare però". Luciano Berio era un uomo vulcanico, entusiasta, coltissimo, affettuoso. Attentissimo a tutto, gentilissimo. Ricordo la prova di una sua composizione con un orchestra di giovani di Ravenna al teatro Olimpico di Roma. In sala eravamo solo io e lui. E mentre i ragazzi suonavano una partitura di grande difficoltà (le partiture di Luciano Berio sono sempre state difficili), mi ripeteva sottovoce, con ammirazione: "questi ragazzi sono bravissimi". Ogni volta che interveniva sembrava un maieuta, un padre attento a tirare fuori il meglio da ogni singolo strumento. Era ed è uno dei più grandi compositori al mondo, ma non aveva nulla dei vezzi, delle nevrosi degli artisti, degli scrittori e dei musicisti. Gli devo molto. Quando scrissi il mio primo romanzo, "Presto con fuoco", dedicato alla musica di Chopin, si offrì di leggere il manoscritto e di darmi dei consigli. Gli inviai il manoscritto e lo lesse in soli due giorni. Mi telefonò. Aveva preso appunti precisi. Mi diede suggerimenti preziosi, trasmettendomi un entusiasmo di cui gli sarò sempre grato. Da oggi siamo tutti più poveri. Ciao Maestro.
(Cottron Club)




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25 maggio 2003


Ruggiero lascia la Telecom?

Secondo “Il Trafficante” – blog dedicato alla finanza – Riccardo Ruggiero, amministratore delegato e direttore generale di Telecom Italia è dato in uscita dalla società telefonica guidata da Marco Tronchetti Provera. A far saltare la poltrona del figlio di Renato Ruggiero (ex ministro degli esteri di Berlusconi) pare sia stata un’astronomica nota spesa.




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22 maggio 2003


La Gnosi e Matrix

 

E va bene. Un commento di Zulu' vuole che io vi dica i riferimenti di Matrix. Sara' un po' lungo per un Blog ma credo che ne valga la pena.

Cominciamo da un dato: Matrix e' stato scritto da sceneggiatori che hanno una certa passione per la Gnosi e le dottrine esoteriche. Ed e' di fatto un film in codice. Il punto di partenza va trovato nel primo Matrix, quando Neo prende i dischetti segreti da un libro che tiene in casa: e il libro (si legge chiaramente) e' "Simulacra and Simulation" di Jean Baudrillard, il testo piu' importante scritto sul postmoderno, ma soprattutto il testo sul rapporto tra realta' e mistificazione della realta'.

Cosi' Matrix inizia con Baudrillard e continua con mille riferimenti. Ma prima di proseguire devo spiegarvi cosa e' la Gnosi. Diciamo che la Gnosi e' una dottrina che immagina un dio piuttosto distratto, di quelli che del mondo proprio non si occupano. Proprio perche' distratto, il dio gnostico decide di affidarsi a una trentina, per altri 32, di eoni. Che sono di fatto dei vice, o chiamateli come volete. Affinche' si occupino del mondo. Ma l'operazione non riesce. Per colpa di un eone, Sophia (conoscenza), che genere un essere, pur sempre spirituale, di scarsissima intelligenza, che e' il Demiurgo.

Il Demiurgo, che non e' proprio un esempio di intelletto divino, si mette in testa che e' lui il vero dio (tanto quello vero e' distratto), plasma il mondo, e poi come in tutti gli stati di polizia che si rispettino, ci mette a guardia i suoi Arconti. Di fatto degli Agenti (i vari Brown e Smith di Matrix) che controllino una cosa: che nessuno degli abitanti del mondo si accorga di vivere in una realta' viziata e lontana dalla verita' del vero dio.

Ora per chi ha visto Matrix e' facile capire i primi parallelismi: Matrix e' un software, e' vero, ma e' un software che inganna gli abitanti del mondo. Ed e' un software voluto e programmato da un Architetto / Demiurgo che domina il mondo illusorio. Gli unici che lo capiscono (e nella Gnosi sono gli iniziati) sono Morpheus e Neo in testa, che devono liberare il mondo dal Software e dal Demiurgo un po' scemo. Questo e' quello che pensano, in sostanza gli gnostici, questo e' quello che arriva da Matrix.

Neo (Keanu Reeves) si chiama cosi' perche' e' l'anagramma di "One", ovvero l'eletto. E viaggia su una astronave che ha una targhetta con sopra scritto: "Mark III, n.11". Ora questo e' un chiaro riferimento al Vangelo di Marco (3, 11, appunto) dove si dice: "gli spiriti impuri, ogni volta che vedono Lui, cadono di fronte a Lui gridando e dicendo: tu sei il figlio di Dio". I riferimenti a Cristo e a Neo sono continui, e forse sono i piu' facili. Ma nel Matrix Reloaded si va ancora piu' in la': perche' li' entra il Graal, entrano le dottrine catare, e ogni sorta di tardo gnosticismo di taglio misterico. Noterete ad esempio che gli uomini che si ribellano al mondo di Matrix vivono in una citta' di nome Zion. In realta' e' Sion, che da un lato e' il simbolo del Paradiso Terrestre e della Gerusalemme celeste, e dall'altro rimanda al priorato di Sion. Il priorato di Sion e' la leggenda di una setta potentissima, che si vuole abbia fondato l'ordine dei Templari. E che ha il dovere di far tornare il verbo di Cristo tra gli infedeli di questo mondo. I priori di Sion credono che Gesu' Cristo non sia morto sulla croce, ma sposo' Maria Maddalena e si trasferi' in Francia. Ebbe molti figli che sono i fondatori della dinastia Merovingia. Ora in Matrix Reloaded, gli abitanti di Sion, Trinity, Morpheus e Neo (di fatto una trinita') per salvare la loro citta' si presentano di fronte al "Merovingio" (si chiama proprio cosi") che e' l'unico che puo' condurli al fabbricante di chiavi, chiavi che possono aprire la porta all'eletto, la porta che lo fara' incontrare con l'architetto e demiurgo. La chiave che costruisce il fabbricante e' chiaramente il Graal. Il Merovingio si rifa' alle leggende di cui vi parlavo. E solo Neo/One, essendo l'eletto, puo' arrivare fino al Demiurgo. Non e' tutto, certo, ma credo che per un blog possa bastare.... (Cotron Club)




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21 maggio 2003


Dal blog di Cotroneo

E' tornato Mamurio Lancillotto?

Luis Ferdinand Celine mi scrive che da un po' di tempo gli pare di rileggere il Cotroneo stroncatore, quello che era il critico piu' temuto d'Italia. E che ultimamente gli sembravo un po' ammorbidito.

Ebbene sì sono tornato, ho aperto un vecchio baule che tenevo in una cantina polverosa e fitta di ragnatele, ho estratto da esso (si dice così) la maschera di quel che fu il prode Mamurio Lancillotto da Spoleto, e ho ricominciato a riportare la verita' nelle lande delle patrie lettere.

Scherzi a parte il tormento dello stroncatore me lo porto dietro da almeno 15 anni. Avendone io 42, capisci che non e' cosa da poco. In realtà io il vero stroncatore l'ho fatto per un anno e mezzo. Poi si' ho continuato a parlar male dei libri che non mi piacevano, ma con un tono meno violento e radicale.

Cosa devo dirti. In Italia si perdona tutto a tutti, qualunque cosa. Se dici a uno che e' un assassino, e non e' vero, magari dopo vent'anni ci passa sopra, ma se gli dici che ha scritto un brutto libello di poesie non te la perdona per tutta la vita. Poi tieni conto che la vendetta in Italia e' sempre trasversale. Non solo hai il fuoco incrociato di quelli che hai stroncato (e se sei uno stroncatore vero deve essere un fuoco potente, senno' a che serve...), ma anche dei colleghi di lavoro, dei cugini, degli amici, dei cugini degli amici.

Così ti capita di incontrare qualcuno, di tanto in tanto, che ti guarda in cagnesco, e tu cominci a pensare: che gli avro' fatto? Poi scopri che era amico di uno che io avevo stroncato tredici anni prima. E tutto questo per un anno e mezzo di onorata carriera.

Ma, e questo debbo dirlo, in un anno e mezzo ho fatto degli errori, soprattutto nei toni, e quando rileggo gli articoli che firmavo con lo pseudonimo di Mamurio Lancillotto, sull'inserto domenicale del Sole 24 Ore, non sempre posso dire che mi ritrovo. Ma allora era giusto farlo. Ogni libro di chiunque diventava un capolavoro assoluto, ogni iniziativa editoriale un progetto geniale, uscivano delle cose in libreria da lasciare atterriti. E poi avevo 27 anni...

Tu mi chiederai se oggi avrebbe un senso. E ti rispondo in due modi: il primo e' che l'importanza della letteratura nei cosiddetti media e' talmente scesa, e' talmente inesistente da fermare chiunque. Spariamo addosso a gente di cui nessuno si occupa e si vuole occupare? Impensabile.

Ma c'e' un rovescio. Se alla fine degli anni Ottanta era il trionfo di chiunque oggi e' il trionfo di un autoestablishment che ha in mano fortemente le leve del potere culturale e intellettuale nel senso piu' ampio e politicamente trasversale, oggi e' il trionfo delle lobby vere, di quella sorta di autoesthabliment della letteratura, della carta stampata e della televisione (e dico autoestablishment perche' si e' "eletto" da solo attraverso il gioco di sorreggersi a vicenda). Di quei libri ci si occupa, o meglio di quei libri si occupano molto loro, e tra di loro, attraverso giochetti incrociati smaccati.

Ne ho abbastanza di nemici, e' vero, ma ne ho abbastanza di queste cose. Se mi chiedi con che occhio le guardero' da questo blog, ti rispondo con una battuta che riprende il nome del tuo sito. Con il cannocchiale. Hasta siempre Celine.




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20 maggio 2003


Roberto Cotroneo ha aperto un blog

 

Grazie a "Attenti al cane" abbiamo scoperto che Roberto Cotroneo, uno dei migliori scrittori italiani (Presto con fuoco in particolare) ha aperto un blog sul sito dell'espresso.

Primi bersagli, di quello che una volta era ritenuto il critico letterario più cattivo d'Italia,  la "deficiente" Guia Soncini e il paroliere Mogol.




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20 maggio 2003


Il peso dell'eredità

 

In Italia i familiari di persone illustre scomparse vengono intervistate come depositarie di verità mai rivelate e custodite. Così Assunta Almirante è diventata politologa e ad ogni passaggio della storia di An, è immancabile un'intervista di un grande giornale per sapere "cosa direbbe Giorgio".

Lo stesso dicasi per Maria Falcone, sorella del compianto Giovanni, la sua visione sulla piovra mafiosa è ormai più credibile di quella di un qualsiasi magistrato.

Olga D'Antona, dopo l'infame uccisione del marito, è divenuta un'esperta del mondo del lavoro e addirittura deputato.




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19 maggio 2003


E' morto Alfredo Cattabiani

Lo ricorda sul Nuovo Marcello Staglieno




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19 maggio 2003


Carraro segreto 2

Il Foglio di oggi, a proposito del vicedirettore del Corriere dello Sport, Riccardo Luna, riferisce che "il pezzo su Carraro doveva essere la prima puntata di un'inchiesta sui padroni del calcio, ma è rimasta l'unica (la seconda era su Geronzi). Forse ne farà un libro".




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18 maggio 2003


Paolo Mieli stronca il film

Rispondendo ad una lettrice del Corriere della Sera, Paolo Mieli scrive:

 

"Io però - lo dico con franchezza - ritengo che in merito all’«affaire» Moro si sappia sostanzialmente tutto quel che si deve sapere: sono stati i brigatisti a compiere quel misfatto e non furono pilotati dall’esterno. (..) c’è un libro molto serio, scritto da una persona che ha lavorato per la Commissione stragi, Vladimiro Satta («Odissea nel caso Moro», edizioni Edup), il quale spiega, documenti alla mano, come gran parte delle suggestioni cospirative che ancora sussistono, non abbiano ragione di essere.
Essendo questa la mia opinione, mi sono piacevolmente sorpreso del fatto che la ricorrenza di quel triste anniversario non abbia dato luogo, come mi sarei aspettato, a un festival della dietrologia. (..)  Prendiamo il caso del manifesto, (..) dapprima (..) ha pubblicato un severo articolo di Alessandro Mantovani che si complimentava con il succitato libro di Satta e sbuffava per come, a dispetto di ogni evidenza, il caso Moro rimanga «un carrozzone di leggende e "dietrologie" che chiamano in causa a seconda dei casi la Cia o i servizi dell’Est (cecoslovacchi), il Kgb o la loggia P2, qualunque cosa possa servire a sostenere che i brigatisti non fecero tutto da soli». (..)
Ho letto quell’articolo con piacere ma ritenevo - lo confesso - che fosse da mettere nel conto esclusivamente dell’onestà intellettuale di Mantovani. Pochi giorni dopo, però, mi sono dovuto ricredere. Il manifesto ha pubblicato un’assai godibile recensione di Andrea Colombo al film dedicato da Renzo Martinelli al caso Moro, «Piazza delle cinque lune». Su cinque colonne si mettevano alla berlina le tesi del regista e del principale collaboratore alla sceneggiatura, l’ex parlamentare comunista Sergio Flamigni che, ironizzava Colombo, «merita l’oscar per le ricostruzioni più dietrologiche, fantasiose, paranoiche, confuse e prive di qualsivoglia prova tra le tantissime partorite a raffica in questi venticinque anni» (..) E anche Colombo poneva una domanda: ma «se la Cia, i servizi segreti, la P2 e Gladio miravano a far fuori Moro, perché non lo hanno semplicemente eliminato in via Fani, invece di tenerselo per 55 giorni, col rischio magari di essere scoperti?».




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18 maggio 2003


Okkupato il blog della Mazzucato

Il weblog di Francesca Mazzucato (l'autrice di "Diario di una blogger") è stato okkupato. O si tratta di un'iniziativa pubblicitaria dell'autrice




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15 maggio 2003


La missione di Gabriele Romagnoli

 Quando ha saputo che stavo per andare qualche giorno a Milano il mio vicino di casa che di nome, tradotto, fa Immortale mi ha chiesto se potevo svolgere una missione per lui. Penso di sì, ho detto. Allora vieni su da me un attimo che ti spiego, ha detto lui, con aria da cospiratore. I portieri di questo palazzo sentono e riferiscono tutto, ha aggiunto confermando i sospetti. Quando siamo saliti mi ha consegnato una busta. Era già pronta. Da quanto tempo aspettava il suo corriere? Erano mesi che cercavo qualcuno che lo potesse fare, il momento migliore è passato, ma è ancora possibile, ha detto Immortale: lì dentro troverai tutto, l'indirizzo a cui andare, le parole esatte da dire, poi fammi sapere come è andata, qui ci sono i soldi. E mi ha messo in mano un'altra busta chiusa.

Non tenerle col passaporto, si è raccomandato, mettile dove non controllano. Sapevo di potermi fidare di te, fin da quando ti ho conosciuto ho capito che era possibile, insomma, che avresti ricambiato il favore.
Il suo "favore" era stato portarmi nel ristorante di pesce segreto con i migliori calamari, cucinati da uno convinto di avere successo perché non ha mai servito alcolici e Allah l'ha premiato.

Sono entrato in casa e ho aperto le buste di Immortale, perchè ci sono più casi reali che film, cominciati così e finiti in un incubo. Nella prima busta c'erano 140 dollari: mica tanto per una missione delicata a Milano. Nella seconda, questo biglietto, che ricopio: "Go to via Pietro Verri 10, close to via Montenapoleone, shop Aldo Bruè, buy me a pair of shoes, art G123 collection 2002-2003, size 42,5, color black. E-mail me immediately after"

Mi sono ricordato di quando è caduto il Muro di Berlino, e di quel sabato in cui tutti i tedeschi dell'Est correvano a Ovest a guardare i negozi di scarpe come fossero la meraviglia negata: art G123, collection 1989. I'll buy you a pair of black shoes, my friend, che tu possa camminarci felice fino a piazza Ramses e poi darti fuoco, Ian Palach d'Arabia, martire Immortale che non uccide ma cade per la libertà della generazione a venire.

PAUSA PUBBLICITARIA: andate a vedere "GOOD BYE LENIN!", senza nostalgia: basta vivere, prima o poi il crollo arriva per tutti

(15 maggio 2003)




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15 maggio 2003


Vita da fuggiasco


Cesare Battisti. Condannato in contumacia a due ergastoli per due omicidi avvenuti, a distanza di mezz'ora, a Milano e a Venezia, con una sentenza poi cassata dalla giustizia francese in quanto ridicola.
Nel 1999 Einaudi pubblicò il romanzo di Battisti L'orma rossa. Il testo era seguito da dichiarazioni dell'autore raccolte da Valerio Evangelisti, che l'editore censurò pesantemente ogni volta che vi si faceva riferimento alle responsabilità del PCI nella creazione del clima della "emergenza".
Presentiamo la versione integrale di ciò che disse Battisti. Recentemente il suo utimo romanzo apparso in Francia, Le cargo sentimental (ne abbiamo già parlato), ha avuto l'onore della prima pagina del supplemento letterario di Le Monde per le sue straordinare qualità di contenuto e stilistiche.
Leggi tutto su Carmilla


 




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15 maggio 2003


Avanti Pubblico

Massimo Gramellini, la Stampa:

Spettabile fatturato elettorale di sinistra, facendo seguito alla circolare diffusa ieri in Bari dal dottor Premier, nella quale veniva messa all'indice «Bandiera Rossa» in quanto «canzone cattiva» (oltre che antipatica brutta e cafona), si comunica che da oggi «Avanti popolo» diventa «Avanti pubblico», di Adornato-Apicella-Berlusconi. Fiato alle trombe, Schifani!

«Avanti pubblico, / datti una mossa / se vuoi star meglio,/ passa alla cassa / avanti pubblico, / consuma in massa / ed il benessere ritornerà / Berlusca sempre si intervisterà / Berlusca sempre l'ultima dirà / Berlusca sempre la trionferà / Evviva il Capufficio delle libertà!

«Degli imputati / l'immensa schiera / noi salveremo / dalla bufera / O magistrati / senza vergogna / il vostro premio / sarà la gogna / Berlusca sempre si autoassolverà / Berlusca sempre gli altri accuserà/
Berlusca sempre la trionferà / Il frutto del processo sia l'immunità!

«Dai campi al mare / alla miniera / Lui dell'Italia / farà una fiera / taglia i servizi / ma non le tasse / per rimpinguare / le patrie casse / Berlusca sempre ci prometterà / di fare quello che poi non farà /
Berlusca sempre ci comanderà / Soltanto il fatturato è vera libertà!

«Non più nemici, / non più frontiere / Sette canali,
un Cavaliere/ se qualcun altro si mette in vista/
dategli addosso, / è un comunista / Berlusca in onda dappertutto andrà / di barzellette ci ubriacherà / Per questo sempre lui trionferà
Evviva il logorroico delle libertà! ».
 




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15 maggio 2003


Io e Craxi, al ristorante con le pistole

Giancarlo Lehner scrive:

Agosto 1995.
Vespa atterra ad Hammamet per intervistare Craxi. Bettino mi informa e mi chiede consiglio: “Lo faccio venire a casa? Che dici?”. “Meglio di no”, dico io, “non si sa mai… incontriamolo fuori”.
Bettino gli fissa un appuntamento presso un ristorante – mi viene da piangere al ricordo, perché si trova vicino al cimitero, dove Bettino riposa -.
Prima di uscire, non si sa mai, ci mettiamo in tasca le rivoltelle. Nella mia, ho solo tre pallottole. Possono bastare. Da poco, c’era stato un fallito attentato a Craxi.
Tanto per dare il clima di allora, basterà dire che in quello stesso 1995, Giordano Bruni Guerri - che non mi capiti mai a tiro -, sul “Giornale” scrisse: “… un Paese che avesse dei servizi segreti… avrebbe già provveduto a far prelevare o far tacere per sempre Bettino Craxi”.
Al ristorante, io mi guardo intorno e osservo Vespa. Prendiamo tutti e tre una cofana di insalata tunisina. Vespa prende appunti. Mi stupisce la sua scrittura rapida, precisa ed ordinata su un quadernino, che potrebbe già andare in stampa per quanto è lindo e “formattato”. Ma i dubbi sono tanti.
Chissà se Vespa avrà il coraggio di riportare tutte le parole di Bettino? Ce lo chiediamo al ritorno e Craxi si mostra scettico. Io più di lui. Tutti in ginocchio, con la regia di Mieli, davanti a Borrelli ed a Di Pietro, la carriera è la carriera, perché Vespa dovrebbe fare eccezione?
Non fu così. Vespa fece eccezione. Sul libro “Il Duello”, Milano, 1995, Bruno Vespa non tolse e non aggiunse nulla, l’intervista era tale e quale, parola per parola, quella che io avevo ascoltato, mentre tenevo la mano in tasca, il dito sul grilletto. Una grande lezione di giornalismo onesto e puntuale.




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