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27 giugno 2003


Oggi vs Svanity Fair

Alla redazione e direzione di Oggi non è piaciuto questo articolo di Svanity Fair. Preannunciano querela.




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27 giugno 2003


i merluzzi e il profumo del mare

 

(dal blog di Roberto Cotroneo)

No, non sono sedotto da internet, anzi, ho con internet un rapporto di fastidio. Non credo all'idea che internet possa sostituire qualcosa. Non credo che uno scrittore ci possa ricavare molto. Non credo che lo scambio di idee, fisico, possa essere sostituito da un post di un blog, o da un commento. Ci stiamo deprivando di stimoli sensoriali. Eppure internet ha prodotto un miracolo impensabile fino a dieci anni fa. Il ritorno della scrittura come mezzo di espressione. La scrittura che torna a fagocitare tutto. La scrittura che troppo spesso si sostituisce alla vita. Da un mese, forse più, dialogo con persone di cui non so nulla, non conosco il loro nome, non so dove vivono, quanti anni hanno, qual è il loro aspetto fisico, che lavoro fanno. Qual è il suono della loro voce, e come gesticolano. Dialogo con dei "testi". Attraverso un filtro che piu' letterario di cosi' non si puo'. Non so quanto sia giusto. Non so se questo possa produrre in altri un'idea di seduzione (come sostiene di fatto, Gio' nel commento a un post precedente), a me non la produce affatto. Cerco di smontare, in un modo persino "antiblog", questo meccanismo perverso, ma e' la cosa piu' difficile.

Fuori da questo schermo, eccetto il caldo, c'e' il sole, e la gente passeggia, va di corsa, cammina, si racconta le cose. Esiste una vita di idee, che nonostante tutto, procede comunque. Dunque non parlatemi della seduzione di un blog che prende gli scrittori. E' come se un bastoncino surgelato di merluzzo potesse farvi sentire il fascino e il profumo del mare...



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27 giugno 2003


E' morto Pontiggia

Scrittore e critico letterario. Aveva 69 anni.




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26 giugno 2003


Aldo Grasso vs Piero Angela

 

Tra Piero Angela e Aldo Grasso non abbiamo dubbi scegliamo il primo. Parafrasando l'altezzoso articolo del saccente Grasso su "Sette" di questa settimana ("A una serata con Piero Angela preferisco un giorno in casa Rol").

Dunque il signor Sotuttoio dopo aver scritto un articolo sulla Ducati ricopiando frasi dal sito internet della stessa (link), dopo aver recensito il programma "Le Iene" e del suo conduttore Fabio Volo (!?), ora dalla sua altezza ci parla di Rol. Per dirci che la memoria del povero illusionista torinese - che qualche vip credeva mago - viene perseguitata. E chi è che da la caccia al gentiluomo torinese? Il Cicap (Comitato per il controllo delle affermazioni sul paranormale) di cui Piero Angela è autorevole esponente. A Grasso da fastidio che il Cicap abbia dimostrato come in realtà Rol si facesse beffe dei vip che lo adoravano (Agnelli, Fellini, Buzzati..) con semplici trucchi da prestigiatore. Affermazioni che stonano con i racconti che i vip hanno fatto al signor Sotuttoio. Caro Stefano Folli e se il restyling del Corsera iniziasse proprio dal ridimensionare il Grasso ego?



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23 giugno 2003


La Stampa verso Caracciolo/De Benedetti?

Secondo Affari Italiani, il quotidiano di casa Agnelli, la Stampa, potrebbe passare al Gruppo Espresso.




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23 giugno 2003


Consigli per gli acquisti

E' in libreria "Bambini infiniti" di Emanuela Audisio, la migliore firma giornalistica sportiva. Se ne caldeggia l'acquisto. Il libro è edito da Mondadori, collana Strade Blu. Recensito sui numeri in edicola di Panorama e D-La Repubblica delle Donne.




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23 giugno 2003


Cambi al vertice di Telecom?

(Dal Trafficante) Allora, proviamo a fare un ragionamento, sulla base di alcune indiscrezioni già circolate. Telecom Italia ha piazzato le Pagine Gialle ad una cordata di fondi guidata da Bc Partners. L'amministratore delegato di Seat, Paolo Dal Pino, non pare avere buoni rapporti con i nuovi padroni. E, quindi, non gli dispiacerebbe rimanere nel gruppo di Tronchetti. In questo senso aveva già ricevuto una offerta, ma con destinazione sudamericana e questa idea non gli andava giù. Ora, pare stia apettando un'altra proposta. Dal Pino vorrebbe una poltrona pesante in Telecom. Ma quante ce ne sono, che potrebbero attizzare la sua smodata ambizione? Ce ne sono due. Una è quella di Marco De Benedetti, ma è off-limits: Dal Pino è molto legato ai De Benedetti e, dunque, non proverebbe a fare sgarbi di questo tipo. L'altra è quella di Riccardo Ruggiero, che, guarda caso, come anche il Trafficante vi ha già raccontato, è in fase di gran traballamento. Che non sia proprio questa la "soluzione finale"? Forse tutto questo è solo fantafinanza. Forse no. Staremo a vedere...




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20 giugno 2003


Lupisgate (5)

Al direttore - Raccontasi in questa lettera di Valona, Albania 23 gennaio 1999 e di un Lupis mai visto. Dunque.
Gli scafisti albanesi prendono in ostaggio il capo della polizia albanese e riescono a farsi restituire i gommoni sequestrati durante una operazione congiunta di polizia albanese e Guardia di finanza italiana: la prima iniziativa del genere. Io, fotoreporter free-lance sono in Albania con un assignment di Stern e seguo da due giorni il capo della polizia Sokol Kociu che sembra essere "l'uomo giusto" per cominciare finalmente una lotta seria contro la criminalità albanese che trasporta ogni notte clandestini e droga verso le coste pugliesi. Dopo alcune operazioni di terra a Valona, vengo imbarcato su una motovedetta della finanza italiana insieme a Sokol Kociu e sono l'unico giornalista nonché civile a bordo. Poche ore prima dell'inizio dell'operazione che porterà al sequestro dei sei gommoni ci raggiunge anche un cameraman del Tg1. I gommoni sequestrati durante l'operazione in notturna nella baia, vengono portati sull'isola di Saseno, poco fuori Valona. All'alba, mentre le nostre forze dell'ordine si congratulano per il successo dell'operazione, appaiono all'orizzonte decine di gommoni carichi di scafisti a volto coperto. A prua di uno di questi fa mostra di sé, bello insalamato, il buon Kociu, il capo della polizia albanese. Grande tensione, armi spianate e col colpo in canna Dopo una lunga trattativa, i nostri militari di stanza sull'isola di Saseno restituiscono le imbarcazioni e ottengono la liberazione di Kociu.
Io fotografo tutto, momento dopo momento. L'operatore del Tg1 rimane più defilato ma riesce a girare alcune immagini. Col telefonino chiamo il mio amico e collega di avventure (abbiamo vinto il Premiolino insieme per essere stati i primi a fare e documentare il viaggio sui gommoni degli scafisti fra Valona e la Puglia) Francesco Battistini del Corriere della Sera che è a Durazzo con altri colleghi. Gli racconto tutta la storia dalla a alla z, rientro a Tirana e per sera riusciamo a inviare al Corriere la fotostoria. Battistini che è un signore e un giornalista bravo e serio, data il pezzo da Durazzo citando in virgolettato tutto il mio racconto. Gli altri quotidianisti sanno poco o nulla ma naturalmente "datano" da Valona i loro pezzi (sic!). Morale, domenica 25 gennaio il Corrierone esce con due pagine intere di articolo e fotostoria che raccontano "La rivolta armata degli scafisti a Valona". Altre immagini inedite riesco a mandarle via aereo a Milano, e Panorama esce il giovedì seguente con un ampio pezzo sulla situazione in Albania e intervista esclusiva a Sokol Kociu fatta dall'inviato del settimanale Bruno Crimi.
Che c'è di strano? C'è che la stessa settimana esce Il Borghese con il racconto in esclusiva dell'operazione Valona scritta "dall'unico giornalista presente"! Indovinate chi? Il mitico Marco Lupis, che in Albania naturalmente non c'era e non credo sia neppure mai stato.
Nel frattempo dall'Albania ero andato in Kosovo, per cui sono stato messo al corrente di questa storia solo molto tempo dopo. Ma forse Lupis era già molto lontano, alla caccia di un nuovo scoop. Vi stupite che Repubblica non dica nulla? E guarda caso neppure gli altri giornali! Io che i giornalisti li ho visti spesso "in azione" non mi stupisco punto.
Pigi Cipelli, fotoreporter




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20 giugno 2003


Alex Langer, l'antimoderno

(dal blog Contaminazioni di Wladek Goldkorn) Una telefonata dall'Alto Adige, e il discorso (inevitabilmente) cade su Alex Langer. E allora mi è venuto in mente che forse il più grande merito di Alex fu di aver avuto il coraggio di portare elementi fondamentali del pensiero antimoderno nella sinistra italiana. Fu Alex a introdurre il concetto del ''limite'', un concetto, appunto preso dalla critica radicale della modernità.  Limite a tutto: alle scoperte scientifiche che fanno sostituire gli umani agli dei, come al consumo delle risorse del pianeta. E' una lezione che ha imparato e fatto sua Adriano Sofri. Ed è questa la vera grande differenza tra Sofri e Toni Negri, rimasto invece prigioniero del vecchio mito prometeico, che vuole l'uomo padrone dell'universo. Ed è una differenza che trascende la divisione tra destra e sinistra.




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17 giugno 2003


Sedurre il mondo

Dal blog di Roberto Cotroneo, prima firma culturale de "L'espresso"

Mi si chiede perche' si scrive, per quale motivo, quale sia la mollta. Bene, vi racconto una cosa. C'e' una storia che racconto spesso ai miei corsi di scrittura. Lo faccio per capire meglio che tipo di studenti ho di fronte. Chiedo: se venite a sapere che un meteorite distruggera' la terra entro un mese, e non rimarr? nessuna forma di vita, continuereste a scrivere il racconto, il romanzo, o soltanto il diario personale a cui state lavorando? Molti rispondono di si, e non sanno che stanno dicendo una cosa non vera.
Non lo fanno in cattiva fede, credono davvero che continuerebbero a scrivere. In realta' questa domanda serve a introdurre il principio basilare di qualsiasi scrittura: si scrive per gli altri, mai solo per se stessi. E soprattutto, si scrive per essere letti. Ora voi direte: e quelli che tengono un diario che non danno da leggere a nessuno? Quelli non scrivono solo per loro stessi? Ma la risposta anche questa volta e' spiazzante: non lo distruggono perche' in fondo al loro cuore sperano comunque di farlo leggere a qualcuno un giorno, un eletto, l'unico magari degno, ma quel qualcuno potrebbe un giorno condividere con loro il piacere della scrittura.
La scrittura e' una forma di comunicazione, non e' una forma di solitudine: si scrive per raccontare qualcosa a qualcuno. Lo si fa all'inizio pensando che quel qualcuno sara' un amico, il fidanzato o la fidanzata. Poi, man mano che si prende coraggio, quel qualcuno smette di avere un volto, e diventa una moltitudine indistinta. A quel punto si capisce che si sta diventando scrittori veramente.
A chi, in questi anni, mi ha chiesto perche' io abbia iniziato a scrivere romanzi ho sempre dato la stessa risposta, che e' la piu' sincera di tutte: io scrivo per sedurre il mondo. E in questo caso la parola sedurre vuol dire innanzi tutto una cosa. Avere l'ambizione di tenere con voi, sulle vostre pagine, un lettore che della vostra vita, dei vostri pensieri e dei vostri desideri non sa nulla. E addirittura, talvolta, non sa neppure che faccia avete. Rubare il tempo del vostro lettore, sapere che quando avra' mezz'ora libera andra' a cercarvi per stare con voi, attraverso quello che scrivete. Questa e' l'ambizione di uno scrittore. Trasformare qualcosa di suo in qualcosa che diventa di tutti, anzi, di piu': in qualcosa che con il tempo diventa ancor piu' dei lettori che di se stessi.




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17 giugno 2003


Lupisgate (4)

Il caso Mauro diventa international e a causa del direttore di Repubblica (Rep.) continuiamo a farci riconoscere all'estero. Il Guardian di Londra, bibbia del giornalismo dell'eurosinistra e modello mai raggiunto dal tabloid italiano che di nome fa Rep., ha scritto un articolo sul "piccolo caso New York Times" che sta vivendo il quotidiano debenedettiano. L'articolo del Guardian si può trovare on line sul sito internet.
Ecco che cosa scrive il corrispondente dall'Italia, Philip Willan, in un articolo che per metà è sull'esito delle elezioni amministrative italiane e per l'altra sul caso del corrispondente di Rep. da Hong Kong, Marco Lupis (nome completo: Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita; referenze: Rudy De Benedetti), accusato di aver rubato un reportage a una giornalista olandese (e di molte altre cose inventate).
"Uno dei principali giornali d'opposizione, il quotidiano romano Repubblica, sembra che in questo momento stia vivendo un suo piccolo caso Jayson Blair. Secondo il piccolo quotidiano milanese il Foglio, che è controllato dalla moglie di Berlusconi, il corrispondente da Hong Kong di Repubblica, Marco Lupis, ha recentemente scopiazzato un articolo da una giornalista della televisione olandese. E, scrive il Foglio, la versione italiana era disseminata di errori. Marije Vlaskamp, i cui capi stanno considerando una azione legale contro La Repubblica, ha detto al Foglio che per il suo reportage ci sono voluti mesi di preparazione e che è stato rubato e distorto dal suo collega italiano. 'Rubare un servizio e poi riempirlo di errori e inesattezze è così contrario all'etica giornalistica da danneggiare la nostra intera professione', ha detto al giornale. La Repubblica non ha immediatamente risposto alle accuse del Foglio, e poche persone si aspettano che pubblichi quattro pagine di scuse seguendo l'esempio del New York Times".
Questo il Guardian, che non si aspetta dunque che il tabloid alle vongole chieda scusa ai lettori. Rep. non è il New York Times e la correttezza dei giornali italiani è quella che è.

Anche l'Associated Press Tn farà causa?
Sembra incredibile ma sono passati 23 giorni da quando è stato scoperto il plagio cinese di Lupis. Ed Ezio Mauro è a conoscenza da dieci giorni del fatto che la televisione pubblica e il secondo quotidiano olandese lo quereleranno. Da oggi saprà che anche la Associated Press television, su richiesta della tv e del giornale olandese, sta considerando l'ipotesi di portare i republicones in tribunale. L'Aptn, infatti, aveva fornito una sua troupe alla tv olandese per girare il reportage all'ospedale di Kaifeng sulle due donne accusatrici di Falun Gong. I lettori di Rep., grazie alla coppia Mauro-Lupis, sanno però che quello non era un ospedale ma un supercarcere, che la città non era Kaifeng ma una inesistente Kaigeng, che le due donne erano un uomo e una donna, che i due accusatori erano seguaci di Falun Gong e così via.
Lupis al Foglio aveva detto di essere andato nella provincia dello Henan con un cameramen della Aptn, e alla Rai (Lupis collabora anche per i tg pubblici) ha inviato le immagini Aptn disponibili in rete. Ma l'Aptn in Henan c'è andata soltanto con la giornalista olandese. E ora, secondo quanto risulta al Foglio da fonti olandesi, anche la tv americana sta valutando l'ipotesi di aggiungersi al giornale di Rotterdam e alla tv di Amsterdam in questa clamorosa azione giudiziaria contro Rep. che gli avvocati stanno preparando con cura maniacale.
Rep. però tace. Il direttore Ezio Mauro, tra l'altro, delle malefatte del suo corrispondente sapeva da molti mesi, come documentato da una lettera pubblicata sul Foglio, e da lui cestinata, della sinologa Maria Rita Masci, vittima di un altro plagio (Lupis le rubò la storia contenuta in suo libro del 1989 e la spacciò come nuova). Rep. aveva ricevuto anche altre lettere, ma le ha sempre censurate. A Red. Corr. risultano anche molte altre segnalazioni inviate a Rep. dall'Estremo Oriente a proposito dell'inaccuratezza degli articoli di Lupis sulla Sars. Eppure zero. Rep. continua a non dire niente. Omertà, presa in giro dei lettori, mancato rispetto della professione e arroganza editoriale. Per Red. Corr. è entusiasmante, ogni giorno di insabbiamento che passa dimostra che l'idea di recensire le bizzarrie dei republicones era azzeccata. Tra l'altro, che fa il garante del lettore? Dov'è finito il custode del giornalismo british, Piero Ottone? Sta garantendo o sta cazzando la scotta? E l'umoralista Michele Serra non ha niente da dire sulla differenza antropologica tra Lupis e Jayson Blair? Zitto pure lui? Miriam Mafai, Mario Pirani, Bernardo Valli: e voi? Niente? (continua)




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17 giugno 2003


Pierluigi Battista vs Luigi Manconi

Pierluigi Battista sulla Stampa attacca l'ex portavoce dei Verdi Luigi Manconi per l'incauto articolo sul ferimento di Indro Montanelli e la censura che fece il Corriere della Sera di Piero Ottone (episodio già descritto su questo blog).

Di seguito la fustigata di Battista:

INDRO NON C’ERA. A Luigi Manconi, solitamente misurato e cortese, deve essere sfuggita la penna di mano. Sull’Unità scrive un articolo adirato per denunciare quello che definisce «un falso storico» (e di conseguenza una cupa «narrazione mitologica»), secondo il quale il Corriere della Sera di Piero Ottone non avrebbe messo il nome di Indro Montanelli nel titolo quando quest’ultimo venne gambizzato dalle Br. Il concitato Manconi non si trattiene: «caricatura non ironicamente deformante, ma irresponsabilmente manipolatoria», «ricostruzione-fiction». E ancora, in un crescendo di indignazione: «uso pubblico delle storielle», «favolistica» e non «storiografia» dove «i protagonisti non sono Rosario Romeo e Renzo De Felice: sono Charles Perrault e i fratelli Grimm». Che foga, che sdegno, che fremiti. «Io l’ho visto», denuncia Manconi: «Io, quel titolo del Corriere della Sera sono andato a verificarlo con i miei occhi». E che titolo ha visto con i suoi occhi il furioso Manconi? Questo: «I giornalisti nuovo bersaglio della violenza - Le Br rivendicano gli attentati». Ahi: c’è il titolo, ma non c’è il nome di Montanelli, che compare nel sommario e poi nel testo dell’articolo (ci mancherebbe altro). Ma non nel titolo. Dunque: c’era il nome di Montanelli nel titolo? No. C’era il nome di Montanelli nei titoli di tutti i giornali di quel giorno tranne il Corriere della Sera? C’era. Era una favola il ricordo dell’assenza del nome di Montanelli dal titolo del Corriere di Ottone? Non era una favola, era un ricordo vero. Giustamente Manconi sostiene che il Corriere (a differenza di tutti, ma proprio tutti i giornali) scelse di mettere in luce la simultaneità di un altro attentato a un giornalista, Vittorio Bruno e dunque di parlare di «giornalisti» e non di «quel» giornalista in particolare, chiamato Indro Montanelli. Scelta discutibile, sebbene solitaria. Resta il fatto che il nome di Montanelli nel titolo non c’era. Non c’era. Non c’era. Perché adirarsi? E chi crede alle (proprie) favole?




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17 giugno 2003


Capitalia, nuovi ingressi?

(da il Trafficante)
Gran fermento nel mondo bancario romano. Dopo Bnl, è Capitalia a scatenare voci e speculazioni borsistiche. Ormai si è capito: sta per succedere qualcosa di grosso in casa Geronzi. E si scommette sulle possibili novità che potrebbero riguardare il capitale del gruppo capitolino. La macchina dei rumors ha già prodotto due nomi: quello del solito Ligresti, che con la sua Fondiaria-Sai sarebbe pronto ad arrivare al 5% di Capitalia, e quello di Tronchetti Provera, che starebbe preparando il suo sbarco nel settore creditizio. Ma, le cose non finiscono qui: pure l'Unicredit potrebbe essere tirato in ballo. Il banchiere ulivista Alessandro Profumo invitato alla corte del banchiere nero Cesare Geronzi? Se questo succedesse, non bisognerebbe meravigliarsi più di tanto. In fondo, diciamoci la verità, c'è da piazzare un baraccone romano che non ha mai di certo brillato per redditività. Questa è la verità. E, come si sa, i soldi non hanno nè odore nè colore politico. Soprattutto, quando si chiedono




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14 giugno 2003


Le "epurazioni" di Io Donna

Chiara Valentini, incurante del senso del ridicolo, continua a sostenere che a Io Donna (magazine femminile del Corriere della Sera) è in atto un'epurazione. Motivo? Cancellare le opinioni scomode, dopo aver sbolognato Dacia Maraini e la sua rubrica di risposte alle lettrici (che per la Valentini evidentemente faceva tremare i palazzi del potere !?) ora è la volta di Lidia Ravera. L'autrice di Porci con le ali non collaborerà più con Io Donna. Peccato, dove leggeremo ora le interviste in ginocchio e imbarazzanti a Veltroni sulle sue fatiche letterarie?




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14 giugno 2003


L'editoriale di congedo di Ferruccio De Bortoli

Un giornale di grande prestigio e tradizione cambia guida ma rimane sempre se stesso. In particolare il Corriere che è una delle pochissime istituzioni di garanzia di questo Paese. Da domani lo firmerà Stefano Folli, collega di grande valore, accolto dalla redazione con un larghissimo voto di fiducia. La scelta personale di chi scrive ha suscitato interpretazioni esagerate, a destra e a sinistra. Ricordo che nella sinistra al potere c’era chi voleva farmi condannare dall’Ordine dei giornalisti (e per un voto non ci riuscì) oltre a trascinarmi in tribunale, come avrebbe fatto poi la destra negli anni successivi, ultimi gli avvocati del premier (che spero, ora, non si ritirino). Questo per dire che un quotidiano indipendente, impegnato a ragionare sui fatti senza le lenti dell’ideologia o delle appartenenze, dà fastidio sempre. Una novità di rilievo nel mondo della comunicazione è poi inevitabilmente oggetto di discussioni, specie in un Paese governato da un editore; lo sarebbe di meno se si fosse risolto il famoso conflitto di interessi, che anziché ridursi si è ampliato.
Il Corriere ha cercato di essere in questi anni il giornale laico e liberale del dialogo, fedele ai valori della propria tradizione (dalla scelta europea all’economia di mercato, quella vera; dal maggioritario alla costruzione di un autentico sistema bipolare dell’alternanza). Ci siamo sforzati di proporre al lettore il massimo ventaglio delle opinioni, nel rigore delle inchieste e delle cronache, mai di parte. Ma soprattutto nella coltivazione quotidiana del dubbio. Abbiamo preso, quand’era necessario, posizione. Dicendo per esempio sì a due guerre, in Kosovo e in Afghanistan, ma raccontandole senza indossare alcuna divisa o, peggio, un elmetto. Abbiamo detto di no alla terza, l’ultima, quella dichiarata per togliere a un regime odioso le armi di distruzione di massa (che non sono state trovate).
Abbiamo creduto, e crediamo, in un Paese moderno in cui l’opposizione non pensi che chi governa sia un usurpatore della volontà popolare e chi sta al potere non tratti la minoranza come un relitto del passato. Discutano maggioranza e opposizione dei veri problemi italiani, diano insieme l’esempio che in una vera democrazia liberale il rispetto dell’opinione degli altri è un principio irrinunciabile. E’ troppo? Pare di sì. Siamo convinti che chi governa non debba scambiare il consenso per legittimità assoluta: il voto popolare è sacro ma non è un mandato in bianco. C’è una Costituzione, ci sono princìpi e garanzie. Intralci alle riforme? Macché, si facciano, le riforme, magari con la stessa determinazione con la quale si varano provvedimenti personali destinati a incidere sui processi in corso. Senza insultare la magistratura, sulle cui colpe «politiche» non siamo mai stati in questi anni teneri. Basta con le risse. E attenzione a un Paese che non perde occasione, in molte delle sue leggi recenti (condoni compresi) e in diversi comportamenti pubblici, di abbassare il tasso di legalità, deprimendo ancor di più la propria immagine all’estero.
Si è parlato di un declino economico, ma più grave è il declino politico, istituzionale e morale. La politica si separa sempre più dalla morale; l’attività di governo confina pericolosamente con gli affari, non sempre pubblici; la libertà d’informazione è vista con insofferenza crescente. Per fortuna c’è un’Italia migliore, moderata, aperta, europea, in un polo e nell’altro. E per fortuna c’è il Corriere che resta e resterà sempre un’istituzione di garanzia. Non asservita a nessuno. Dunque, scomoda, scomodissima.
Un grazie di cuore ai lettori, scusandomi per gli errori commessi. Un grazie alla redazione, straordinaria, e in particolare ai vicedirettori Carlo Verdelli, Paolo Ermini e Massimo Gaggi; un grazie all’editore e agli azionisti. E un pensiero affettuoso alla memoria di Maria Grazia Cutuli, di Walter Tobagi e di tutti quelli che sono morti facendo questo mestiere. Che amavano, come noi, molto.

Ferruccio De Bortoli




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14 giugno 2003


Cotroneo su Borges (2)

Lo sapevo che mi rispondevate che i grandi scrittori rimangono tali, qualunque cosa dicano. Lo sapevo che mi obbiettavate che persino Kissinger ha vinto un Nobel per la pace. Lo sapevo che tra l'artista e l'uomo c'e' una differenza. Ma non mi basta. Io mi chiedo come sia possibile scrivere poesie nella stessa lingua di poveretti che venivano presi dalle loro case di notte, e fatti sparire, e mostrare indifferenza di fronte a tutto questo. Cantare quella Buenos Aires dove avvenivano fatti del genere e dire che ha poca importanza. Io non credo sia giustificabile. E' l'indifferenza che mi sgomenta. Anche Celine diceva cose che non sottoscriverei, ma lui era fuori da ogni cosa. Autoesiliato dalle sue stesse idee inaccettabili. Io penso che la letteratura non assolve niente, e che non c'e' differenza tra un grande scrittore e un grande uomo. Io penso che nelle cose che scrivi questa indifferenza passa da qualche parte, trasuda, anche se sei un genio, alla fine nelle sue pagine a guardar bene la ritrovi. Io penso che non sia tollerabile questa doppia verità: questo essere così acuti e geniali quando si scrive, e così sordi verso l'umanità quando si parla e si prende posizione. Non ne posso più di individualismi che furono soltanto dei paraventi per il proprio cinismo. Non ci sto, anche se era Borges. Capisco che non e' di moda dire queste cose, anzi: capisco che ci sia un sottile piacere, assai moderno certo, nel veder convivere il massimo dell'egoismo con il massimo dell'espressione geniale. Ma a me non piace, anzi, mi fa un po' orrore...




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14 giugno 2003


Cotroneo su Borges

Ci siamo chiesti spesso perché gli accademici svedesi non abbiano mai conferito il premio Nobel per la letteratura al grande Jorge Luis Borges. Pochi giorni fa mi è arrivato un libro di Costanzo Costantini intitolato "Borges, colloquio esclusivi con il grande scrittore argentino", edito da Sovera. E ho capito il perché.
A pagina 51 si legge:
E' al corrente delle migliaia di persone scomparse nel suo paese?
Borges: "Non leggo i giornali, non me li faccio leggere, perché parlano di argomenti che non mi interessano. Dei delitti perpretati nel mio paese ho avuto notizie tardivamente".
Ma non era tuttavia tardi per condannarli?
Borges: "Sono contro i delitti sia di destra che di sinistra, due facce della stessa medaglia".
Ma perché non li ha condannati, fossero dovuti alla destra o alla sinistra?
Borges: "Io sono individualista... Non mi interessa la massa, la società. Io scrivo per un bisogno intimo, per me stesso".
Non crede nella democrazia?
Borges: "La democrazia e' una superstizione basata sulla statistica. Solo gli individui esistono, ammesso che esista qualcuno".
Che dire, parole agghiaccianti. Forse molte di quelle migliaia di persone che sono state trucidate in Argentina, sono diventate oppositori del regime perché avevano letto i meravigliosi libri di Jorge Luis Borges. E avevano creduto nella libertà leggendo la sua letteratura. Ma lui non ha nessuna intenzione di condannare uno dei crimini più spaventosi di questo dopoguerra.
Si poteva dare un premio Nobel a un uomo così, anche se rimane un grandissimo scrittore?




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14 giugno 2003


Irlanda, lealista sotto accusa per omicidio

Belfast, 14 giu. (Ap) - William "Mo" Courtney, alto dirigente della Ulster Defense Association (Uda), la principale organizzazione paramilitare protestante nordirlandese, è comparso oggi davanti ai giudici di Belfast che dovranno processarlo per l'omicidio di Alan McCullough, anche lui militante dell'Uda.
Courtney, che nel corso degli interrogatori si era dichiarato "non colpevole", si è rifiutato di parlare durante l'udienza; la polizia ritiene di avere comunque prove sufficienti per collegarlo al sequestro e all'omicidio di McCullough, scomparso dalla sua abitazione di Belfast lo scorso 28 maggio e il cui cadavere Š stato ritrovato otto giorni dopo.
Le forze dell'ordine hanno accusato dell'omicidio anche il 29enne Iahab Shoukri, fratello minore del comandante dell'Uda nella zona di Belfast. L'Uda, che si autoproclama l'ultima linea di difesa contro l'organizzazione paramilitare cattolica dell'Ira, si è resa responsabile dal 1971 di oltre 300 omicidi, la maggior parte di militanti cattolici ma negli ultimi tempi anche di membri della stessa organizzazione.
In seguito alla scarcerazione del suo capo storico Johnny "Mad Dog" Adair, avvenuta nel 2000, le operazioni contro i cattolici si erano intensificate, tanto che l'Uda aveva formalmente denunciato gli accordi del Venerdì Santo del 1998, che stabilivano un cessate il fuoco per tutte le organizzazioni paramilitari nordirlandesi. Ma faide interne fra Adair - di cui Courtney e McCullough erano fra i principali luogotenenti - e gli altri comandanti dell'Uda hanno portato a una serie di regolamenti di conti all'interno dell'organizzazione, con numerosi omicidi.
Adair era stato espulso dall'Uda lo scorso settembre, e attualmente è di nuovo in carcere: il suo gruppo di fedelissimi di Lower Skankill, guidato da McCullough, viene ritenuto responsabile dell'omicidio di Johnny Gregg, uno dei principali dirigenti militari dell'organizzazione, avvenuto lo scorso primo febbraio: la cupola dell'Uda aveva risposto ordinando ai seguaci di Adair di abbandonare il loro capo, come già aveva fatto Courtney nei mesi scorsi, o di affrontare le conseguenze della loro fedeltà.




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12 giugno 2003


Anche se voi vi credete assolti

Dal blog di Roberto Cotroneo

Il mio blog sui premi ha generato commenti molto sentiti. Più si parla di premi, più i lettori si interessano. Ma mostrano diffidenza. Mi si rimprovera che le idee ci sono, e che il potere culturale le respinge e le ignora. Mi si ricorda che non c'è più niente di buono da scrivere, perché tutto e' stato scritto. Qualcun'altro mi fa presente di essere proprio lui la letteratura. E io rispondo che queste sono prove tecniche di oblio. La letteratura vive di paradossi, di rimpianti, e naturalmente di frustrazioni. Non so che farci. Non mi sembra girino molte idee per il paese, soprattutto sui giornali. Non mi sembrano che si scrivano molti libri. E non mi sembra neppure che ci siano dei buoni lettori che sappiano far fruttare davvero i libri che si pubblicano. Mi sembra invece che la mediocrità sia di chi legge sia di chi scrive, porti a un pastone indistinguibile e stomachevole. Vedo che gli editori pubblicano libri irrilevanti, e vedo che i lettori accorrono a frotte a leggere e comprare bestsellerini travestiti da capolavori alla moda.

Allora non fatemi il pianto greco, voi lettori costretti a sorbirsi la mancanza di idee, costretti a subire l'esthabliment letterario e culturale che si impone su tutto e vi impedisce di dare il meglio di voi stessi. Non ci credo più, voi indirizzate il mercato, voi costringete gli editori a stampare brutti libri, perché siete voi a leggerli, quei brutti libri. Voi a comprare per un milione di copie la Litizzetto, Flavio Oreglio e Camilleri. Voi a puntare il pollice come foste degli imperatori al Colosseo. Certo, da parte di chi scrive c'e' una bella complicità. Ma e' una complicita' costruita ad hoc per cercare i vostri gusti e il vostro conformismo. Come cantava il mio amico De Andrè: "anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti". E siete coinvolti alla rottamazione di questa letteratura impensabile che ormai stampiamo ogni giorno, alle recensioni di favore, ai minuetti delle presentazioni, ai premi plastificati che mettono pena solo al pensarli. Siete coinvolti perché siete pigri, perché non sopportate i libri troppo lunghi e non avete tempo, perché non vi interessa niente più di tanto. Allora abbiate coraggio di ammetterlo, e ricordatelo: "anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti". E ora incazzatevi se volete, e ricordatemi che voi leggete solo Shakespeare e James Joyce, tanto i numeri vi danno torto, perché questo e' un paese che legge Tamaro, De Crescenzo e l'onesto Faletti.




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11 giugno 2003


Il solito magna magna

Nonostante il parere negativo della Procura, il pm parigino Philippe Courroye ha deciso di aprire un'inchiesta per falso in atto pubblico sulle faraoniche spese della coppia Chirac al Comune di Parigi quando l'attuale presidente era sindaco. Gran parte dei fatti, ammette lo stesso magistrato, sono però prescritti. Per lungo tempo, le spese alimentari dell'Hotel de Ville fra il 1987 e il 1995 hanno tenuto banco sui media francesi: circa 600 euro al giorno per otto anni. Le spese di vitto dei coniugi Chirac all'Hotel de Ville, secondo un rapporto dell'Ispettorato generale, costarono ai contribuenti 2,14 milioni di euro. Gli ispettori rilevarono che - su tale cifra - ben 1,4 milioni di euro furono prelevati in contanti e affidati direttamente ai cuochi personali del futuro presidente della repubblica, al di fuori di qualsiasi altro controllo. Dai conti, tali cifre venivano imputati a ''spese di ricevimento''. (Ansa)




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