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celine [ Noi non cambiamo mai! Né calzini, né padrone, né opinioni, oppure cambiamo troppo tardi, quando non ne vale più la pena ]
 


Blog dall'aggiornamento saltuario per avvenuta seconda paternità del titolare. 



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11 giugno 2003


Con l'Occidente contro la globalizzazione

dal blog di Wlodek Goldkorn

Si puo' essere molto critici nei confronti della globalizzazione, essere di ''sinistra'' insomma, senza cadere in un antiamericanismo che spesso finisce per strizzare l'occhio a qualsiasi assassino si presenti come antimperialista. In questi giorni Einaudi ha mandato in libreria un testo molto interessante, scritto da Ulrich Beck, dal titolo ''Un mondo a rischio''.

Beck e' sociologo, insegna all'Universita' di Monaco di Baviera da anni si interroga sugli effetti nefasti della globalizzazione. In questo libretto dice alcune cose chiare. Spiega che l'11 settembre 2001 "e' stato un evento che parla la lingua dell'odio genocida". E prima ancora parla del fallimento, e del ''silenzio della lingua'' (che e' un linguaggio che di solito viene usato quando si parla della Shoah).

E' solo dopo questa premessa, che Beck si inoltra nella critica della globalizzazione e spiega come appunto la nostra societa' sia
ormai a rischio per la mancanza di mezzi adeguati che possono garantire la nostra sicurezza e perche' non ha neanche strumenti linguistici per definire i percoli che incombono. Da leggere per capire e pensare . E per non lasciarsi incantare da facili slogan.




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10 giugno 2003


Estromissione e Liberazione

 

Manca solo un nome. Di nomi, stavolta, Piero Ottone ne fa tanti, nella sua ricostruzione su Repubblica della «lunga storia d’assalti alla libertà di stampa». Ma manca un nome, per di più un nome molto importante. Parla della tormentata storia del Corriere della Sera e dei suoi rapporti con il potere politico, da Luigi Albertini, costretto ad andarsene per ordine di Mussolini, fino all’avvento degli editori Crespi, le pressioni di Cefis, il terremoto della P2, l’estromissione di Rizzoli, le ambizioni di Craxi, le mire di Berlusconi. Ma manca un nome. E’ lungo l’elenco dei nomi di giornalisti che nel tempo sono andati via dal Corriere. Ottone è molto minuzioso e preciso, peccato che ne ne ometta uno. Quello di Indro Montanelli il quale, appunto, con la direzione di Ottone al Corriere, fu costretto a lasciare via Solferino. Questo nome Ottone non lo fa. Come accadde quella volta che Montanelli fu gambizzato a Milano dalle Brigate Rosse e nel titolo del Corriere si accennò a un «giornalista» senza menzionarne le generalità: Indro Montanelli da Fucecchio. Quel nome non c’era. Quel nome non c’è. Corsi e ricorsi della storia. E dell’autocensura?


Pierluigi Battista, La Stampa





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9 giugno 2003


Il cerchiobottista Mieli

 

Paolo Mieli interviene - nella sua rubrica con i lettori del Corriere della Sera - nella polemica tra Giulio Tremonti e Claudio Magris sull'appellativo di comunista che il ministro ha dato nei riguardi di Riccardo Illy.

Mieli afferma:

1.       Definire comunista Illy è una clamorosa gaffe di Tremonti e si aggiunge alla moda nel Polo (Berlusconi in testa) di classificare come bolscevico qualunque esponente del centrosinistra

2.       La colpa in fondo è dei Ds che troppo velocemente hanno fatto i conti con la loro storia. E che non intendono riaprire l'argomento. Vedasi a proposito le piccate critiche dell'Unità ad una puntata televisiva dell'Infedele di Gad Lerner dedicata all'anticomunismo.

 

Non c'è che dire, perfetto cerchiobottismo.




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8 giugno 2003


Morte Giovanni Leone, la ferita non rimarginata

''Giovanni è morto con quel tormento. Quanto dolore e amarezza gli procurarono tutte quelle calunnie su di lui e sulla sua famiglia... Sono state schioppettate, puntate a morte. E' finito con quel dolore, non si è più ripreso...''. Sono passati 25 anni da quella sera del 15 giugno 1978, quando Giovanni Leone lasciò il Quirinale, costretto a dimettersi da presidente della Repubblica per una campagna politica e di stampa. (Adnkronos)

 




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8 giugno 2003


Tentativo di colpo di stato in Mauritania

I golpisti controllerebbero il palazzo presidenziale di Nouakchot. Lo ha annunciato l'inviato della Tv araba Al-Jazeera in diretta dalla capitale della Mauritania (Ap.Biscom)




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8 giugno 2003


Cotroneo e Pedemonte non amano il blog

L'espresso ha inaugurato poche settimane fa i suoi blog. I curatori però non sembrano esserne entusiati. Enrico Pedemonte e Roberto Cotroneo latitano da tempo, e un blog non aggiornato non ha molto senso.




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7 giugno 2003


Da leggere

l'articolo di Magdi Allam sull'inquietante discorso tenuto ieri dall'imam della moschea di Roma.




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6 giugno 2003


E' morto Dino Frisullo

E' morto a Perugia Dino Frisullo, presidente dell'associazione "Senza Confine" e strenuo difensore della causa curda. Nel 1998  venne arrestato dalle autorità turche.




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6 giugno 2003


Navi in bottiglia

di Gabriele Romagnoli

Akenathon

Il faraone Akenathon ebbe la bella pensata di inventare il monoteismo. Molti (con particolare virulenza lo scrittore francese Hoellebecq e mio fratello) considerano l'idea portatrice di sciagure. Da lì derivarono comandamenti ("Non avrai altro Dio all'infuori di me") e versi divenuti slogan di piazza ("Non c'è altro dio che Allah").

Tradizione vuole che a massimamente adontarsi furono gli dei stessi. Proclamato il monoteismo, tutti quanti meno uno si trovarono degradati. Bye bye business class.

PAUSA PUBBLICITARIA: "Akenathon" di Philip Glass è la musica degli dei (quando sono inquieti)

Scesero sulla terra e furono costretti a condurre esistenze mortali e, va da sé, mortalmente noiose. Diventarono presidenti di squadre di calcio o di Assoqualcosa, direttori di telegiornale o di filiale. Ogni tanto dicevano, con giustificata convinzione: "Siamo dei", ma nessuno li prendeva sul serio.

Scornati, decisero di vendicarsi. Avevano un bersaglio e tutta la pazienza degli dei, benchè decaduti. Sarebbero morti, ma, prima o poi, il destino da loro invocato si sarebbe compiuto, l'obiettivo sarebbe stato raggiunto e la ricompensa pagata. Il mondo, questo era scritto nella profezia degli dei decaduti, sarebbe stato di chi avesse compiuto la loro vendetta, proprio laddove avevano subito l'affronto.

L'altro giorno, come sapete, il presidente americano George Bush è venuto in visita in Egitto. A margine delle cronache che precedevano l'evento ho notato, sui giornali arabi, una notizia breve. Potete trovarla su Internet.

Diceva che, come forma di omaggio al Paese che l'avrebbe ospitato, aveva fatto inviare un reperto antichissimo: la testa di Akenathon.

(5 giugno 2003)




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5 giugno 2003


Baricco inedito

Per gli amanti di Alessandro Baricco, il sito Oceano Mare a lui dedicato, ripubblica il racconto La Sindrome Boodman, uscito diversi anni fa per la rivista Linea d’Ombra e sconosciuto ai più.




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5 giugno 2003


Banca Etica a Bologna

Aperta a Bologna una nuova filiale di Banca Etica, in via Dagnini 11 dove un tempo c’era il cinema Astoria. Quella felsinea è la settima filiale dopo Milano, Roma, Padova, Brescia, Firenze, Vicenza e Treviso.




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5 giugno 2003


Irving batte cassa

Davd Irving, lo storico negazionista sui campi di sterminio, batte cassa. Dopo la sconfitta in tribunale contro la scrittrice Deborah Lipstadt, Irving svende on line i suoi libri. Lo scrive Giacomo Papi su Diario




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4 giugno 2003


Da Mario Adinolfi

Ma Prodi e Cofferati vanno d'accordo? Per la mia tacita rubrica sulle notizie che non posso approfondire visto che m'è vietato scriverne sui giornali, vi segnalo questa: perché dopodomani Vittorio Prodi, fratello del Nostro, presenterà a Bologna il suo "Progetto per la città"? La risposta è semplice: perché la Margherita ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote della candidatura dell'ex segretario della Cgil. Indovinate chi sarà al fianco di Vittorio Prodi, che di fatto domani mattina si candiderà a sindaco? Massì, avete indovinato: Arturo Parisi, vicepresidente nazionale della Margherita, e pure Mauro Zani, potentissimo segretario regionale dei Ds. Il cremonese Cofferati se la dovrà faticare, la sua candidatura a Bologna...




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1 giugno 2003


L'uomo che inventa i giochi

di Gabriele Romagnoli, Navi in bottiglia
I giochi alla televisione stanno cambiando. Il meccanismo, di fondo, rimane lo stesso, ma stanno diventando sempre più estremi. Una volta, quanto tempo fa non saprei ricordarlo, c'era il "Grande Fratello". All'inizio erano in dieci, dodici, poi cominciavano a eliminarsi e ne rimaneva uno soltanto.

Niente di cruento, tuttavia: gli eliminati andavano semplicemente a casa. Qualcuno aveva pure più successo di chi rimaneva. Poi è arrivato "L'anello debole": stesso sistema, ma chi esce di scena lo fa con ignominia, perde rispetto. Già uno scalino. Il pubblico è sembrato apprezzare soprattutto quello: la sofferenza insita nell'eliminazione, la reazione del sopravvissuto. Ancora non era niente.

Hanno mandato in onda "Poker di sangue". Quattro uomini giocano a un tavolo nell'arena. Il tavolo non è verde, ma rosso. C'è chi bluffa e chi punta forte. Poi esce il toro e carica. L'ultimo ad alzarsi vince. Qualcuno finisce all'ospedale. Il campione in carica la settimana dopo è ingessato. E perde quasi sempre. Ma non può ritirarsi. Adesso fa picchi di audience "L'amore non è tutto": quattro coppie celebrano insieme il pranzo di nozze, a spese della tv, hanno un castello a disposizione, quanti invitati vogliono, uno spettacolo con divi, ieri c'era Jennifer Lopez. Poi tagliano la torta e mangiano: tre su quattro sono avvelenate, lavanda gastrica e divorzio obbligato, è una regola. Alla coppia che resta danno, invece, il castello.

PAUSA ANTI PUBBLICITARIA: Perché uno dovrebbe pagare il canone per guardare i programmi Rai se il suo presidente fa capire che gli provocano disgusto?

Ho chiesto a un amico che in tv ci lavora a chi vengono idee per programmi del genere. Mi ha fatto un nome, con grande rispetto. Non l'avevo mai sentito, un nome straniero. Sono andato su Google e l'ho inserito nella casella di ricerca:
RON DELANTERO
356 documenti
1. LA NACION 22 oct 2000
"l'esplosione dell'autobomba davanti al caffè di Bogotà uccise il fratello, la moglie e il nipote, trasportato in ospedale l'unico sopravvissuto sembrava illeso fisicamente, ma sotto choc".

(1 giugno 2003)




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