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Io e Craxi, al ristorante con le pistole

Giancarlo Lehner scrive:

Agosto 1995.
Vespa atterra ad Hammamet per intervistare Craxi. Bettino mi informa e mi chiede consiglio: “Lo faccio venire a casa? Che dici?”. “Meglio di no”, dico io, “non si sa mai… incontriamolo fuori”.
Bettino gli fissa un appuntamento presso un ristorante – mi viene da piangere al ricordo, perché si trova vicino al cimitero, dove Bettino riposa -.
Prima di uscire, non si sa mai, ci mettiamo in tasca le rivoltelle. Nella mia, ho solo tre pallottole. Possono bastare. Da poco, c’era stato un fallito attentato a Craxi.
Tanto per dare il clima di allora, basterà dire che in quello stesso 1995, Giordano Bruni Guerri - che non mi capiti mai a tiro -, sul “Giornale” scrisse: “… un Paese che avesse dei servizi segreti… avrebbe già provveduto a far prelevare o far tacere per sempre Bettino Craxi”.
Al ristorante, io mi guardo intorno e osservo Vespa. Prendiamo tutti e tre una cofana di insalata tunisina. Vespa prende appunti. Mi stupisce la sua scrittura rapida, precisa ed ordinata su un quadernino, che potrebbe già andare in stampa per quanto è lindo e “formattato”. Ma i dubbi sono tanti.
Chissà se Vespa avrà il coraggio di riportare tutte le parole di Bettino? Ce lo chiediamo al ritorno e Craxi si mostra scettico. Io più di lui. Tutti in ginocchio, con la regia di Mieli, davanti a Borrelli ed a Di Pietro, la carriera è la carriera, perché Vespa dovrebbe fare eccezione?
Non fu così. Vespa fece eccezione. Sul libro “Il Duello”, Milano, 1995, Bruno Vespa non tolse e non aggiunse nulla, l’intervista era tale e quale, parola per parola, quella che io avevo ascoltato, mentre tenevo la mano in tasca, il dito sul grilletto. Una grande lezione di giornalismo onesto e puntuale.

Pubblicato il 15/5/2003 alle 16.0 nella rubrica Diario.

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