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Paolo Mieli stronca il film

Rispondendo ad una lettrice del Corriere della Sera, Paolo Mieli scrive:

 

"Io però - lo dico con franchezza - ritengo che in merito all’«affaire» Moro si sappia sostanzialmente tutto quel che si deve sapere: sono stati i brigatisti a compiere quel misfatto e non furono pilotati dall’esterno. (..) c’è un libro molto serio, scritto da una persona che ha lavorato per la Commissione stragi, Vladimiro Satta («Odissea nel caso Moro», edizioni Edup), il quale spiega, documenti alla mano, come gran parte delle suggestioni cospirative che ancora sussistono, non abbiano ragione di essere.
Essendo questa la mia opinione, mi sono piacevolmente sorpreso del fatto che la ricorrenza di quel triste anniversario non abbia dato luogo, come mi sarei aspettato, a un festival della dietrologia. (..)  Prendiamo il caso del manifesto, (..) dapprima (..) ha pubblicato un severo articolo di Alessandro Mantovani che si complimentava con il succitato libro di Satta e sbuffava per come, a dispetto di ogni evidenza, il caso Moro rimanga «un carrozzone di leggende e "dietrologie" che chiamano in causa a seconda dei casi la Cia o i servizi dell’Est (cecoslovacchi), il Kgb o la loggia P2, qualunque cosa possa servire a sostenere che i brigatisti non fecero tutto da soli». (..)
Ho letto quell’articolo con piacere ma ritenevo - lo confesso - che fosse da mettere nel conto esclusivamente dell’onestà intellettuale di Mantovani. Pochi giorni dopo, però, mi sono dovuto ricredere. Il manifesto ha pubblicato un’assai godibile recensione di Andrea Colombo al film dedicato da Renzo Martinelli al caso Moro, «Piazza delle cinque lune». Su cinque colonne si mettevano alla berlina le tesi del regista e del principale collaboratore alla sceneggiatura, l’ex parlamentare comunista Sergio Flamigni che, ironizzava Colombo, «merita l’oscar per le ricostruzioni più dietrologiche, fantasiose, paranoiche, confuse e prive di qualsivoglia prova tra le tantissime partorite a raffica in questi venticinque anni» (..) E anche Colombo poneva una domanda: ma «se la Cia, i servizi segreti, la P2 e Gladio miravano a far fuori Moro, perché non lo hanno semplicemente eliminato in via Fani, invece di tenerselo per 55 giorni, col rischio magari di essere scoperti?».

Pubblicato il 18/5/2003 alle 13.7 nella rubrica Diario.

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