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Navi in bottiglia

di Gabriele Romagnoli

Akenathon

Il faraone Akenathon ebbe la bella pensata di inventare il monoteismo. Molti (con particolare virulenza lo scrittore francese Hoellebecq e mio fratello) considerano l'idea portatrice di sciagure. Da lì derivarono comandamenti ("Non avrai altro Dio all'infuori di me") e versi divenuti slogan di piazza ("Non c'è altro dio che Allah").

Tradizione vuole che a massimamente adontarsi furono gli dei stessi. Proclamato il monoteismo, tutti quanti meno uno si trovarono degradati. Bye bye business class.

PAUSA PUBBLICITARIA: "Akenathon" di Philip Glass è la musica degli dei (quando sono inquieti)

Scesero sulla terra e furono costretti a condurre esistenze mortali e, va da sé, mortalmente noiose. Diventarono presidenti di squadre di calcio o di Assoqualcosa, direttori di telegiornale o di filiale. Ogni tanto dicevano, con giustificata convinzione: "Siamo dei", ma nessuno li prendeva sul serio.

Scornati, decisero di vendicarsi. Avevano un bersaglio e tutta la pazienza degli dei, benchè decaduti. Sarebbero morti, ma, prima o poi, il destino da loro invocato si sarebbe compiuto, l'obiettivo sarebbe stato raggiunto e la ricompensa pagata. Il mondo, questo era scritto nella profezia degli dei decaduti, sarebbe stato di chi avesse compiuto la loro vendetta, proprio laddove avevano subito l'affronto.

L'altro giorno, come sapete, il presidente americano George Bush è venuto in visita in Egitto. A margine delle cronache che precedevano l'evento ho notato, sui giornali arabi, una notizia breve. Potete trovarla su Internet.

Diceva che, come forma di omaggio al Paese che l'avrebbe ospitato, aveva fatto inviare un reperto antichissimo: la testa di Akenathon.

(5 giugno 2003)

Pubblicato il 6/6/2003 alle 16.18 nella rubrica Diario.

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