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Cotroneo su Borges (2)

Lo sapevo che mi rispondevate che i grandi scrittori rimangono tali, qualunque cosa dicano. Lo sapevo che mi obbiettavate che persino Kissinger ha vinto un Nobel per la pace. Lo sapevo che tra l'artista e l'uomo c'e' una differenza. Ma non mi basta. Io mi chiedo come sia possibile scrivere poesie nella stessa lingua di poveretti che venivano presi dalle loro case di notte, e fatti sparire, e mostrare indifferenza di fronte a tutto questo. Cantare quella Buenos Aires dove avvenivano fatti del genere e dire che ha poca importanza. Io non credo sia giustificabile. E' l'indifferenza che mi sgomenta. Anche Celine diceva cose che non sottoscriverei, ma lui era fuori da ogni cosa. Autoesiliato dalle sue stesse idee inaccettabili. Io penso che la letteratura non assolve niente, e che non c'e' differenza tra un grande scrittore e un grande uomo. Io penso che nelle cose che scrivi questa indifferenza passa da qualche parte, trasuda, anche se sei un genio, alla fine nelle sue pagine a guardar bene la ritrovi. Io penso che non sia tollerabile questa doppia verità: questo essere così acuti e geniali quando si scrive, e così sordi verso l'umanità quando si parla e si prende posizione. Non ne posso più di individualismi che furono soltanto dei paraventi per il proprio cinismo. Non ci sto, anche se era Borges. Capisco che non e' di moda dire queste cose, anzi: capisco che ci sia un sottile piacere, assai moderno certo, nel veder convivere il massimo dell'egoismo con il massimo dell'espressione geniale. Ma a me non piace, anzi, mi fa un po' orrore...

Pubblicato il 14/6/2003 alle 16.2 nella rubrica Diario.

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